Quando il Duca (Amedeo di Savoia) veniva in linea di volo, non c’era nessun cerimoniale ciascuno continuava con il proprio lavoro, tuttavia gli sguardi cadevano inesorabilmente sulla sua figura e sullo specialista intento ad assisterlo. Allora il Duca divertito, mi diceva: <Guarda, guarda Vosca come ci osservano>
M.llo motorista Enzo Vosca

Credimi, mi ha salvato la guerra. Mi è sempre piaciuto bere: il vino in quantità giuste, a pasto un bicchiere, due bicchieri, e quando capitava un cognacchino, un grappino, una graspa. Ma se fossi rimasto a Gorizia non mi sarei salvato più, non tanto dai colleghi ma dai borghesi. Uno di questi era Gianni Defilippo. Un goriziano, alto, lo chiamavano  “Gianni Flascutta (Fiaschetta). Il pullman  che dall’aeroporto ci portava a Gorizia fermava al bar “Alle Ali” e terminava la corsa in Piazza della Vittoria e ricordo che mi abbassavo, cercavo di non farmi vedere dagli amici che mi aspettavano e che inesorabilmente ti portavano in osteria. Ricordo Sergio Pitassi, aveva un negozio di abbigliamento. Erano tre o quattro fratelli, e lui aveva un bel negozio in Corso. Arrivato in piazza della Vittoria scendevo e andavo in cerca di qualche ragazza. Camminavo e mano, mano mi rinfrancavo quando improvvisamente: “Biffi, … Biffi!” Porca miseria sono rovinato!.”Beh, Biffi, Biffi andiamo a bere un tajut” Poi incontravi quell’altro e diventavamo cinque o sei come minimo. Insomma dopo un’ora ero sbronzo. Veramente sbronzo. E la serata era rovinata.
Serg. Pilota Guglielmo Biffani

Dopo D’Agostinis arriva un nuovo comandante, il capitano Pratelli che vuole vedere i suoi piloti come “volano” e li invita a montare su un CR32 senza munizioni ed esibirsi. Quando tocca a me, decollo, vado verso il mare, viro basso basso, torno sul campo e faccio venti, dico venti tonneau senza interruzione, uno dietro l’altro. Ovviamente i tonneau devono essere per forza perfettamente orizzontali altrimenti avrei toccato per terra. Ero talmente basso che all’ultimo tonneau mi trovo davanti uno dei mulini a vento e lo evito di un soffio. Alla fine i due piloti scelti da Pratelli sono Ferrulli e Biffani! Sono gli unici piloti provenienti da Gorizia! Le differenze con i piloti provenienti da altri aeroporti, Rimini, Torino, ecc. sono enormi. Un esempio: siamo a Gorizia ed un giorno ci vengono assegnati i CR42. Il pomeriggio facciamo il passaggio che consiste in un giro campo, decollo, atterraggio e nient’altro. Altro che ambientamento, stalli, ecc. o ce l’hai il manico o non ce l’hai e cambi mestiere. 
Serg. Pilota Guglielmo Biffani

Entrare ed essere accettato a far parte di un club esclusivo ed “elitario” come quello di un Gruppo di volo non era (e non è tuttora) cosa semplice ne immediata; il periodo di prova e iniziazione, trent’anni fa, era lungo, selettivo e spesso impietoso. Assieme agli amici Tonino Di Chio, collega di corso e a Ruggero Rospo, di complemento, fummo assegnati ad una squadriglia (la 96^ nel mio caso) e ci vedemmo consegnare, con una certa sorpresa, non manuali di volo nè procedure di impiego dell’F-104, ma solamente il libro del Gen. Duma, “Quelli del Cavallino Rampante”, <Studiatelo praticamente a memoria>, ci fu detto con distacco e freddezza. Eravamo assolutamente trasparenti e invisibili, senza neppure diritto di parola.. Ricordo che una volta risposi al telefono e, come d’abitudine, mi presentai: <Sottotenente Rosso, IX Gruppo>. La risposta lapidaria e quasi infastidita fu: <Passami un pilota>. Ma come passami un pilota! Su oltre 12mila candidati per entrare in Accademia Aeronautica come piloti solo 136 siamo stati scelti; in meno di una sessantina abbiamo superato la selezione al volo; ho sudato sangue e ho superato i quattro anni di Accademia come capocorso; ho superato brillantemente le scuole di volo negli Stati Uniti ed indosso non solo l’aquila da pilota militare italiano ma anche quella americana; mi sono qualificato sull’F-104 su quale ho addirittura volato anche da solo … Come <Passami un pilota!>
Gen. Alberto Rosso

Un bel giorno ci fu finalmente detto che avremmo visto gli F-104 del Gruppo: si, ma non da piloti, bensì da specialisti! Dalla mattina successiva saremmo stati assegnati, per un paio di settimane alle cure dei capolinea e dei capi velivoli. Imparai così a “prevolare” il 104, a fare rifornimento ….Arrivavamo in linea di volo la mattina presto, molto presto, al buio, e terminata l’attività di volo rientravamo silenziosi e invisibili a continuare lo studio della storia del Reparto.
Gen. Alberto Rosso

Nei 10 mesi successivi si svolse l’addestramento che mi preparò all’attività operativa e mi portò al conseguimento della “Combat Readiness”. Ero pronto all’impiego, cioè in grado di essere utilizzato in attività reale e nel servizio di allarme. Entrai finalmente a pieno titolo tra i piloti del Gruppo. Ricordo ancora come fosse ieri: uno dei piloti anziani non mi aveva sino a quel momento mai neppure considerato e per 10 mesi non si era mai neppure degnato di rispondere al mio saluto, non esistevo proprio. Atterrato dopo l’esame finale in volo, rientrai al Gruppo e lo incontrai: mi guardò in faccia, mi sorrise e mi strinse la mano: <Ben arrivato al IX Gruppo>, fu tutto quello che mi disse. Ero l’uomo più felice della terra.
Gen. Alberto Rosso

Anche se accettato nei ranghi del Gruppo ero pur sempre l’ultimo arrivato e la cosa era fatta pesare con continuità. Quando si riusciva, i piloti andavano compatti a pranzo al circolo ufficiali, a Marina di Grosseto, dove un tavolo era sempre riservato per noi.. Ordinava per tradizione solamente il comandante di Gruppo, per tutti, guai a chi si fosse azzardato a chiedere qualcosa di diverso. Ovviamente il cameriere, ben istruito da qualche pilota anziano, portava un piatto diverso ad uno degli ultimi arrivati, ed era così subito identificato il volontario che avrebbe offerto caffè e ammazzacaffè a tutti.
Gen. Alberto Rosso

La “Casaccia” è una vecchia costruzione agricola che rimase dentro l’aeroporto quando, nel secondo dopoguerra, la pista venne ampliata e diversi terreni vennero espropriati. Costituita da un solo, grande locale diviso in due da un immenso camino, serviva probabilmente in origine sia da stalla che da abitazione per qualche povera famiglia di contadini. Non so nè come nè quando, ma tradizionalmente è sempre stata di proprietà del Gruppo (IX n.d.r.). Prima di Natale, ogni anno viene organizzata una festa, con piloti ed ufficiali tecnici (con l’F-104 il IX comprendeva anche una sezione tecnica rinforzata, con personale e ufficiali tecnici, contrariamente ad altri Gruppo, come il X a Grazzanise nel quale erano presenti solo personale di linea ed armieri). Moglii e fidanzate sono responsabili di portare i dolci, liquori gli scapoli, e colletta per tutti per antipasti, primi, contorni e carne, rigorosamente alla brace. Subito dopo la cena i neo assegnati formalizzano la propria appartenenza al Gruppo apponendo la propria firma sul camino,aiutati da adeguate dosi di alcool. La firma più grande, proprio al centro del camino era stata apposta anni addietro dal ten. Walter Balzamonti, caduto poco dopo con l’F-104 e da quel momento nessuno volle firmare più in alto. Risultato: tante firme piccole e accavallate nella metà inferiore del camino e intonaco intonso al di sopra. Nel tentativo di rompere questa usanza (i piloti sono tutti, senza eccezioni anche se affermano il contrario, estremamente superstiziosi) un comandante di Gruppo impose un anno ad un giovane sottotenente ufficiale tecnico (non essendo pilota non avrebbe rischiato …) di firmare proprio in cima al camino. L’ufficiale sta benissimo e gode tutt’ora di ottima salute, ma ancora oggi la sua è l’unica firma sopra quella di Balzamonti.
Gen. Alberto Rosso

Nei primi anni duemila, durante un incontro a Gorizia con alcuni rappresentanti del Quarto Stormo, una signora si rivolge ad un sottufficiale < Sa, io sono una donna sfortunata…> < E perche mai signora si ritiene sfortunata?> gli chiede l’interlocutore <perche quando eravate a Gorizia negli anni ’30 io ero troppo giovane, adesso che siete ritornati sono troppo vecchia…> fu la risposta della signora.
Una Signora goriziana