…. Ti posso offrire qualcosa?. Va be’ che sei goriziano, ma insomma. A me m’ha salvato la guerra, credimi. A me bere m’è sempre piaciuto. Un momento, m’è piaciuto il vino in quantità giuste, a pasto un bicchiere, due bicchieri, no? E quando capitava un cognacchino, un grappino, una graspa, no? Se fossi rimasto a Gorizia non mi sarei salvato più, non tanto dai colleghi ma dai borghesi. Uno di questi era Gianni Defilippo. Un goriziano, alto. “Gianni Flascutta“, lo chiamavano. “Fiaschetta“ ….

Il pullman che dall’aeroporto ci portava a Gorizia fermava al bar “Alle Ali” e terminava la corsa in Piazza della Vittoria ed io mi ricordo che mi abbassavo, cercavo di non farmi vedere dagli amici che mi aspettavano e che inesorabilmente ti portavano in osteria. Ricordo Sergio Pitassi, aveva un negozio di abbigliamento. Erano tre o quattro fratelli, e lui aveva un bel negozio in Corso, Pitassi e’ vero, ora non c’e’ piu’? Si, Pitassi, Defilippo ed un altro di cui non ricordo il nome, un bel ragazzo, beh, arrivato in piazza della Vittoria scendevo e andavo in cerca di qualche ragazza. Camminavo e mano, mano mi rinfrancavo quando improvvisamente:
“Biffi, … Biffi!” Porca miseria sono rovinato!. 
“Beh, Biffi, Biffi andiamo a bere un tajut”

Poi incontravi quell’altro e diventavamo cinque o sei come minimo. Insomma dopo un’ora ero sbronzo. Ma veramente. Quindi la serata rovinata. Non mi salvavo più, non avevo pace ….
Guglielmo Biffani

Guglielmo Biffani

A Sant’Andrea, durante l’estate, ci si incantava a seguire per ore dai campi verso Savogna, l’evoluzione degli aerei in manovra prima dell’atterraggio all’aeroporto di Merna. Erano dei velivoli scuola per l’addestramento dei piloti, che rifacendo più volte lo stesso percorso, si abbassavano fino a sfiorare gli alberi dei campi, individuando accorti come posare il carrello. E se prima di toccare terra riprendevano quota, e scintillando obliqui al sole riempivano l’aria tersa dell’urlo del motore, lo spettacolo, togliendo il fiato ai ragazzini appostati sugli alberi o sui muretti, assumeva un’intensità senza pari. Conoscevamo il tragitto e l’orario delle esercitazioni, e aspettando frementi l’apparizione del biplano, lo seguivamo sbigottiti mentre planava scoppiettante sopra i rami, mostrando il pilota in cuffia e occhialoni, e l’istruttore dietro che seguiva la manovra dell’atterraggio.

Il me ga saludà
diceva immancabilmente uno di noi, quasi che all’uomo in cuffia, teso all’impatto del carrello, rimanesse il tempo di rispondere ai cenni festosi provenienti dalla campagna. E se un aereo, per un cambio di rotta, nascosto dai dossi e dalle siepi, scompariva inopinato all’orizzonte dei ragazzi, l’allarme si diffondeva repentino nel gruppetto, lanciato dagli osservatori perplessi sui rami.

Xe cascà! Xe cascà!
sentivi gridare, e qualcuno si metteva a correre verso il luogo del presunto disastro. Tutti allora lo seguivano, affannati, trascinati dal capo gregge verso il sentito dire, e attraversando scalzi i campi di erba medica e granoturco, temevamo di non arrivare in tempo al luogo dell’impatto. Finchè, delusi, scrutando ansimanti con la mano a cannocchiale l’orizzonte vuoto, ci si accingeva a tornare mogi, disingannati dal mancato incontro con la macchina da favola, vista volare rombante “a cento”
Da: Diario balordo edizioni La Laguna

… e poi c’erano gli allievi del Maddalena (O.N.F.A.)

Gorizia p.zza della Vittoria, allievi del Maddalena in libera uscita. (Arch.Piccolo 04

Una volta, 1943 (i miei tempi) uno sguardo creava turbamento: il mio turbamento era F.A. Collegio Maddalena – S.Pietro, divisa azzurra, (camicia, pantaloni, cravatta, berretto), corriera azzurra, azzurro come l’arma a cui apparteneva il padre (colonnello dell’aeronautica). La corriera, guidata da un soldato dell’aeronautica,  portava otto giovani dal collegio “Maddalena” al liceo classico (viale XX settembre), al liceo scientifico (allora in via Carducci). I loro padri erano considerati da noi, giovani italiane, degli eroi, e lo sono stati, credetemi.
Una studentessa goriziana alias la nipote di un goriziano che aveva la macchina (una balilla) targata Go 006

…… Poi l’ orgoglio e la soddisfazione di essere “quelli del Maddalena”, stimati e benvoluti e, direi, amati dai cittadini goriziani, che avevano eletto l’ Istituto ad istituzione della città, riuscivano a far superare buona parte delle difficoltà personali.
Dal libro “I Figli dell’ Ala”