Fonti: Quelli del cavallino rampante di Antonio Duma
La ballata di Andrea Zani

La formula, comunque, aveva ed ha piccole varianti, ammesse nelle varie occasioni proprio per suggellare il momento di quel particolare evento: cene, pranzi di corpo ed altre occasioni festose.
Concludendo
Quello classico che invita al momento di giubilo è :
” Per l’Aeronautica Militare, per il Quarto Stormo, per noi Aviatori d’Italia “
Al lupo al lupo!!!
Ahum!!!
Al lupo al lupo!!!
Ahum!!!
Al lupo al lupo!!!
Ahum!!!

(*)
Da quel poco che si sa il grido sarebbe nato a Campoformido nei ranghi della 76^ Squadriglia Caccia (all’epoca appartenente al 6° Gruppo e distaccata sul campo udinese). Testimone diretto era il comandante di quella Squadriglia che era Plinio Locatelli che ha riversato tutti i suoi ricordi a Rocchi e ai vecchi aviatori udinesi. E’ però altrettanto vero che non esiste libro (nemmeno quello di Rocchi) o documento che lo dica in modo chiaro … quindi da “appassionato storico” non mi sento di ritenerla “pura verità”. in alternativa a Campoformido non resta che Lonate Pozzolo.
nota di Roberto Bassi

(**)
Allorché il 1° Stormo Caccia scelse per i suoi brindisi il celebre «Gheregheghez»! erano in voga al termine delle riunioni conviviali nell’ambito aeronautico altri gridi: il dannunziano «Eia, eia, a-lalà» e gli «Al lupo!» consacrati da tante gloriose imprese. Al Lupo, Al Lupo, venne gridato per la prima volta, presso il 4° Stormo, nel 1932 sotto il col. Porro, secondo la testimonianza dell’allora capocalotta Mario Salvadori che gli attribuisce il significato di «spaventare gli altri». Secondo un’altra testimonianza, quella di Pasquale Gigliarelli, un ottimo sottufficiale pilota dello stormo, assegnato alla 73^ Squadriglia, l’idea del nuovo grido nacque nel corso di una cena di reparto a Moncorona (Cromberg) e prima veniva usato il Gheregheghez, come del resto conferma lo stesso Salvadori, capocalotta a Gorizia nel 1932 quale tenente più anziano del 4° Stormo e del 21° da ricognizione. 
Nell’ opuscolo di Rock Potre si dice infine che il 4° Stormo, per non peccare di conformismo, preferì il vecchio grido «Al lupo, al lupo, al lupo» già adottato dalla 91″ Squadriglia durante la la guerra mondiale.

(***) Saluto benaugurale pronunciato nei convivi del IX Gruppo
La tradizione orale tramandata dai “Veci” fa risalire l’ origine della parola “Avitriaria” al 1942 quando il 4° Stormo con il IX e X Gruppo era rischierato in Sicilia, sull’ aeroporto di Castelvetrano agli ordini del Magg. Pil. Antonio Larsimont Pergameni, per il secondo ciclo di guerra nei cieli di Malta. I piloti non disponendo di radioassistenze che li potessero guidare al loro rientro all’ isola, ma solo una bussola magnetica non sempre affidabile così una vecchia vetreria che sorgeva a pochi chilometri dal campo di Castelvetrano, era diventata il loro riferimento.
Le lavorazioni nella vetreria prima della guerra, erano alimentate da vetri, bottiglie, damigiane e altri materiali vetrosi raccolti come rifiuti e ridotti in minuti pezzi per essere introdotti e nuovamente fusi nelle fornaci. I detriti giacevano ammucchiati vicino ai capannoni industriali in cumuli abbastanza alti che scintillavano al sole e che rendevano il posto individuabile da qualche decina di chilometri. Era diventato normale durante i briefing che si tenevano prima delle missioni e nei quali venivano ripetute in dettaglio le azioni da adottare, le modalità di risoluzione delle emergenze e gli ordini da eseguire, chiudere la riunione dicendo: “Al rientro appuntamento e raduno alla vetreria”.
È verosimile pensare che i piloti esausti, provati dalle accelerazioni, dal rumore assordante e dai fumi del motore e degli spari, preoccupati dal livello del carburante, addolorati dalla perdita di qualche caro amico visto cadere in combattimento, al primo percepire del brillio che indicava casa, liberassero dal petto un sospiro di sollievo e un grido silenzioso: “la vetreria!” 
Il Gen. Antonio Duma nel volume “Quelli del cavallino rampante” vol. 2 pag. 668 riporta un’ altra versione:
Il Ten. Vitantonio Fiore, un oratore tutto particolare, dotato di grande eloquenza, sottile umorismo, inventiva, che godeva dell’ apprezzamento, della stima e della simpatia di tutti esibisce al termine del pranzo di corpo, invitato a prendere la parola, la sua capacità di parlare a lungo, anche senza dire quasi nulla. Definiva questo suo modo di esporre come uno “spenserò”, ma è rimasto indelebile il suo ricordo anche per aver coniato molti anni prima, nell’ autunno del 1943 a Brindisi con gli allievi del Corso Aquila 2° che avevano raggiunto il sud, una parola che significava tutto e niente: A vitriaria
Essa fu adottata largamente presso lo stormo e così si poteva sentir dire: “C’era un avitriaria in volo oggi …” riferendosi alle eccessive comunicazioni sulla stessa frequenza, oppure durante una formazione di stormo un poi’ “mossa”: “C’era un’ avitriaria eccezionale”, oppure quando il tempo era splendido e la visibilità a perdita d’ occhio: “Hai visto che avitriaria oggi?” o al contrario, quando era molto brutto. Era anche un saluto, quando un pilota riconosceva in volo nelle comunicazioni un altro pilota dello stormo, si poteva sentire “Tanta Avitriaria”.

Il grido dei leoni
Il 20° Gruppo alla ricostruzione sulla base della 4^ Aerobrigata, nel febbraio 1965, in veste di Gruppo Autonomo, si diede come brindisi augurale “BRANCA, BRANCA, BRANCA!” seguito da “LEON, LEON, LEON!”
Il grido fu utilizzato sin da subito come ricordano gli Specialisti del Ventesimo che vi furono assegnati appena giunti da Caserta. Occasione per perfezionare il grido venne dal film commedia di Monicelli, l’ Armata Brancaleone, proprio del 1966.La storia nasce dal racconto del famoso condottiero Brancaleone da Norcia e della sua compagnia di ventura. Al tempo del Medioevo andava alla conquista di terreni e ducati sperduti con la speranza di guadagnare successi. Per i nostri fu tempo di Spirito di Corpo, di servizio e di abnegazione e poter in maniera goliardica festeggiare i loro incontri dopo tanto operare quotidianamente.
Siccome si confaceva l’ andatura del nuovo Gruppo, appena costituitosi, sembrava proprio un gruppo di sgangherati con ampi margini di miglioramento … E avendo definito il loro distintivo la testa di leone con il motto latino UNUS SED LEO fu facile inserire e completare il loro inconfondibile grido di giubilo con fischiettio e un BHUM! tuonate finale.

CHE HAI SAPUTO ?
Nell’ ambito del 4° Stormo infine è o era in uso un’ altra locuzione storica di origine incerta: Che hai saputo?
E’ riferita soprattutto ad eventuali novità di interesse del personale al momento, nuovo comandante, possibile aumento dell’ indennità di volo, trasferimenti su altra sede, oggi usata come saluto tra gli anziani dell’ epoca.
da: Quelli del cavallini rampante del Gen. Antonio Duma, vol.2 pag.668