Franco Trentini nasce a Verona nel 1932. Suo padre Remo e’ stato collaboratore dell’ingegnere Primo Campini partecipando alla messa a punto dell’aereo Campini/Caproni che vola per la prima volta nel 1943, da Milano a Guidonia con ai comandi il Comandante De Bernardi. Nel ’44 si trasferisce a Rovereto (Tn) dove era stato spostato il Centro Sperimentale Caproni. Qui partecipa con altri aeromodellisti alla costruzione di due libratori tipo “Zoeglin” poi collaudati all’aeroporto Caproni di Gardolo. Tornato a Milano alla fine della Guerra, nel ’49 partecipa al concorso Ministeriale di pilota superando le prove di ammissione (2000 concorrenti per 60 posti ). Arruolato nel 1950 partecipa all’Aeroclub di Milano al corso Ministeriale di 30 ore (primo volo e decollo con Macchi 308), viene poi inviato alla Scuola di Volo in Puglia  5°Corso, su Stinson L5, Fiat G.46, Texan T6, Fiat G.59, F 51 Mustang e Beechcraft C.45. Ammesso al N.A.V.A.R. (Nucleo Addestramento Velivoli a Reazione) con base ad Amendola (Fg), vola su velivolo De Havilland 100 “Vampire”. Nel 1953 è trasferito al 4°Stormo Caccia con sede a Capodichino (Na) in carico al 10°Gruppo, 91^Squadriglia. Si congeda nel 1957

Capodichino giugno 1953. Trentini con il caschetto in pelle originale inglese (arc.Trentini)

L’ INCIDENTE SOPRA NAPOLI
novembre 1953
precisazione di Franco Trentini raccontata a Cocianni Renato

Come tu sai nella pattuglietta acrobatica della 91.a squadriglia , quella che ha generato poi l’incarico a Melotti per la pattuglia ufficiale del 4.° stormo, Turra era il 2* gregario di destra , io il 2.° di sinistra , perciò ho avuto modo di volare a lungo assieme a Lui , apprezzandone le sue eccezionali qualità di pilota. 
Come si può rilevare da qualche foto del “ Vampire” , il tubo di pitot è situato nel verticale di destra , proprio quello dove, mi sembra,  sia avvenuta la collisione. 
Scusa se la prendo da lontano, ma sono note ai piloti del Vampire le difficoltà di  atterraggio con questo velivolo anche con un pitot efficiente che determina la velocità,  per cui  la costante consultazione dell’indicatore della velocità è determinante per la corretta impostazione dell’atterraggio. 
Scusa ancora se mi dilungo ma la posizione molto avanzata del posto di pilotaggio ed il musetto molto corto non da visivamente un riferimento con l’orizzonte cosa che avviene ad esempio col Mustang così da poter impostare l’atterraggio a vista anche con un uso limitato dell’indicatore di velocità. 
Riprendendo l’impresa di Eddo,  questa è stata un ulteriore grande difficoltà che ha dovuto affrontare risolta poi con le sue davvero eccezionali qualità di Pilota.