Il 10 giugno 1940 l’ Italia entra in guerra. Personale ed armamenti vengono trasferiti dai campi di manovra di Ronchi dei Legionari, Divaccia e Aidussina che si trovano nel settore d’ impiego dell’ aeroporto, sul campo di Merna per poi essere inviati sul fronte occidentale. Contemporaneamente i comandi superiori emanano precise disposizioni ai Reparti per la protezione passiva dei velivoli facendoli decentrare ai margini del campo.

Gia’ dai giorni precedenti della dichiarazione di guerra comincia l’ avvicendamento di Reparti sull’ aeroporto di Merna: il 7 giugno il 10°Gruppo del 4° Stormo parte per l’ Africa settentrionale. Il 19 giugno il personale del 71°Gruppo e della 116^ Squadriglia O.A. viene trasferito ad Aosta per le operazioni sul fronte occidentale contro la Francia; il 20 giugno il 9°Gruppo viene trasferito sul campo di Mirafiori.

INCENDIO DEPOSITO CARBURANTI
Il 18 giugno del 1940, causa probabilmente un Ro37 bis della Ricognizione pilotato dal Serg.pil. Alfieri (?) precipitato sull’aeroporto, scoppia un incendio al deposito carburante infiammando un centinaio di fusti di benzina minacciando di investire gli altri e il magazzino. I vigili del capoluogo accorsi con abbondanti mezzi sono riusciti ad arginare e a spegnere rapidamente  il pericoloso incendio, ed a salvare gran parte della preziosa benzina senza compromettere l’attività di volo.

Incendio deposito carburanti (Arch. VF-vf1)
Fasi spegnimento incendio al deposito carburanti (Arch. VVF-vvf1)

REPARTO SPERIMENTALE AEROSILURANTE

Il 25 luglio 1940 viene costituito il primo reparto della specialità Aerosiluranti della Regia Aeronautica che assume la denominazione di “Reparto Sperimentale Aerosilurante” poi modificata in “Reparto Speciale Aerosilurante”. Vi fanno parte Carlo Emanuele Buscaglia, Carlo Copello, Guido Robone, Melley Forzinetti e Dequal, quest’ ultimo ne assume il comando. Il 27 ottobre quattro S.79 partiranno da Gorizia alla volta di Grottaglie per costituire la 281^ Squadriglia Autonoma Aerosiluranti. 

MUSSOLINI INCONTRA IL GEN. PRICOLO
Il 9 ottobre 1940 il capo del governo Italiano, Benito Mussolini incontra sull’ aeroporto di Gorizia il Gen. Pricolo.

INCIDENTI
Gli ultimi due mesi del 1940 sono segnati da due incidenti mortali: il 21 novembre uno dei  cinque  Ju.87 provenienti da Graz e diretti a Gorizia al comando del S.Ten. Marco Larcher, per un’ avaria al motore atterra sui campi di Mossa (a 6Km.da Gorizia) tranciando un cavo dell’ alta tensione. Il pilota ed il 1° aviere rimangono illesi ma tra i soccorritori, ignari della presenza del cavo, uno muore e altri due rimangono feriti. L’ altro incidente avviene l’ 11 dicembre 1940 quando un C.R. 32 della Scuola Addestramento Caccia per un’ errata manovra entra in vite ed il pilota Serg. Clemente Bonfanti lanciandosi viene investito dai piani di coda. 


COSTITUZIONE 279^ SQUADRIGLIA
Sempre nel mese di dicembre viene costituita a Gorizia la 279^ Squadriglia Aerosiluranti che nel gennaio ’41 sara’ trasferita a Catania e in aprile in Egeo. 


Chiudono l’ anno le operazioni di siluramento effettuate il 26 dicembre da cinque S.79 del Nucleo Addestramento Siluranti al comando del T.Col. Carlo Unia.

Nel 1941 l’ aeroporto di Gorizia è uno tra i più affollati d’ Italia: vi sono i Macchi M.C. 200 e M.C. 202 del 4° Stormo Caccia rientrato dall’ Africa a fine gennaio e, in attesa di trasferimento per le operazioni nel Mediterraneo, viene sistemato nell’ hangar Lancini a Nord vicino alla palazzina Comando. I Fiat C.R.32, C.R.42, G.50 e i Macchi M.C. 200 della Scuola di Volo Avanzato costituitasi nella primavera dello stesso anno per la specialita’ caccia, alloggiati negli hangar già sede delle Sq. 96^, 84^, 90^ e 91^ del 4° Stormo e, secondo alcune testimonianze, anche negli hangar della Ricognizione sul lato opposto del campo. I trimotori S.79 e S.M.84 del 1° Nucleo Addestramento Aerosiluranti e ancora altri velivoli in attesa di assegnazione ai Reparti sui vari fronti di guerra. ll primo aprile 1941 viene costituito il Comando Aviazione Caccia al comando della 2^ Squadra Aerea e dalla quale dipendono il 4° ed il 54° Stormo.

Gorizia 8 maggio 1942, una formazione di CR42 della Scuola Caccia sorvola l’aeroporto. A terra alcuni MC. 200 e S. 79. (Arch.DelMoro 7-dmo7)

L’INCIDENTE DELLO JUNKERS
Il 6 marzo 1941 il pilota  Serg. Manlio Dell’Angelo, a bordo di uno Junkers Ju. 87R-2 (Stuka) dopo il decollo esegue un tonneau ma, trovandosi troppo basso,  precipita sulla linea di volo del IX Gruppo uccidendo l’ aviere Guido Buffa che sta’ lavorando su un M.C. 200.

Gorizia 6 marzo 1941, lo Stuka precipitato sulla linea di volo del IX Gruppo. (Arch.Brancaccio 08-bra8)

SEZIONE CACCIA NOTTURNA
All’ inizio delle ostilita’ con la Jugoslavia, la notte del 6 aprile 1941 viene attivata sugli aeroporti di Gorizia, Ronchi e Alture di Pola, la sezione “Caccia Notturna” ed il servizio d’ allarme dall’ alba al tramonto. Ne fanno parte la 96^ e 97^ Sq. con compiti difensivi su Gorizia, Trieste  e Monfalcone, e la 73^ Sq. con compiti offensivi. Al termine delle operazioni in Jugoslavia, tra il 17 e il 20 aprile tutto il IX Gruppo rientra a Gorizia mentre il 10° rimane a Ronchi. Il 1° maggio viene sciolta la Sezione Caccia Notturna che versa i suoi C.R. 42 al 2° Stormo. Il 7 giugno giunge al 10° Gruppo del 4° Stormo l’ ordine di partenza per la Sicilia seguito pochi mesi dopo da quello per il IX Gruppo con la stessa destinazione. Un mese dopo, in luglio, il 6° Stormo viene rimpatriato con tutti i velivoli fuori uso e il personale del 2° Gruppo viene rischierato a Gorizia per il passaggio sul nuovo velivolo in via di assegnazione, il Reggiane Re.2001. La consegna dei velivoli viene completata nel febbraio 1942, dopodiche’ il Gruppo viene trasferito prima in Sicilia e poi a Pantelleria per le operazioni sul Mediterraneo. Nel 1942, sull’ aeroporto di Gorizia opera, con velivoli S.M.82 “Marsupiale”, la 603^ Squadriglia del 146°Gruppo Trasporti, impegnata in Croazia in operazioni di rifornimento alle truppe italiane.

Aeroporto Gorizia, marzo 1942. In primo piano l’S82 Marsupiale della 603^ Sq. del 146° Gruppo Trasporti; in secondo piano l’S82 della 606^ Sq. del 148 ° Gruppo Trasporti. La foto è scattata a Gorizia nel marzo del ’42 quando la 603^ era impegnata in trasporti in Croazia per rifornimenti alle truppe ivi impegnate. L’aeroplano in secondo piano potrebbe risultare come da cessione alla 603^ Sq. perchè in quel periodo la 606 prendeva in carico Fiat G.12 (Arch.Bulfon 03-blf3)

INTITOLAZIONE DELL’ AEROPORTO AD AMEDEO DI SAVOIA DUCA D’ AOSTA

(fon10)

MUSSOLINI A GORIZIA
Il 31 luglio 1942 il Duce accompagnato dal segretario del partito, giunge all’aeroporto di Gorizia pilotando il trimotore personale SIAI SM82. Ad accoglierlo c’e’ il Gen. Ferrario comandante del Corpo d’Armata di Trieste. Da Gorizia Mussolini si reca al Sacrario Militare di Redipuglia per l’ omaggio ai Caduti e alla tomba del Duca d’ Aosta, quindi a Castelnuovo d’ Istria per assistere all’ esercitazione di tiro. Ritornato a Gorizia tiene un discorso presso il comando della zona militare quindi riparte dall’ aeroporto per rientrare a Roma.

CANT-Z 1015
Nel novembre del ’42 viene fotografato sull’ aeroporto di Gorizia il Cant-Z 1015, unico esemplare costruito dai C.R.D.A. di Monfalcone. 

Gorizia, novembre1942, una rara fotografia del CANT-Z 1015. (Anno di costruzione 1939.Trimotore transatlantico, Velocita’ max di 565 Km/h e di stallo a pieno carico 135 Km/h. Autonomia 5000 Km. Peso a vuoto 9.400 Kg. A pieno carico 18.500 Kg. Tre motori Piaggio XII RC da 1280 Hp). (Arch.DelMoro11 -dmo11)

IMPIEGO PERSONALE FEMMINILE
Tra il 1942 e il 1943 personale civile femminile, formato presso la casa balilla di Gorizia, viene impiegato alla stazione R.T. dell’aeroporto con il compito di ricevere i bollettini meteo da trasmettere ai piloti. 

Personale femminile civile impiegato alla stazione R.T. (Archivio Orzan-orz9)

SEZIONE RIPARAZIONE AEROMOBILI MOTORI (S.R.A.M.)

All ‘inizio del 1943 nell’ hangar Gleiwitz della Ricognizione Aerea, si insedia la S.R.A.M. (Sezione Riparazione Aeromobili Motori) con un centinaio di persone tra operai e impiegati amministrativi coordinati da personale militare tra cui il Ten. G. Ricciarelli,  un capitano ed altri avieri. Gli uffici amministrativi si trovano in un caseggiato basso a fianco dell’hangar. Dopo l’ 8 settembre 1943 il Ten. Ricciarelli con l’ aiuto di un’ amica impiegata della S.R.A.M. riuscira’ a fuggire e tornare a casa mentre il comandante verra’ deportato in Germania. La S.R.A.M. continuera’ ad operare sull’ aeroporto fino al 18 marzo ’44 (data dello spezzonamento) dopodiche’, uffici ed impiegati verranno trasferiti nella scuola elementare di S.Andrea e poi nella sede dell’O.N.F.A di S.Pietro a Gorizia.

Officina SRAM. Del Bianco in piedi primo da sinistra (Arch. DelBianco7-dlb7)

8 SETTEMBRE  1943, L’ARMISTIZIO

« Il governo italiano, riconosciuta l’ impossibilità di continuare l’ impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’ intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, Comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza »

L’ annuncio dell’ armistizio e’ accolto dalla popolazione goriziana con manifestazioni di giubilo e cortei spontanei mentre le forze armate abbandonate al caos e senza ordini si sfaldano. In aeroporto rimangono due giovani ufficiali dell’ Aeronautica il S.Ten. Ferdinando Piccolo ed il S.Ten. Luigi Della Rovere e i carabinieri del piccolo presidio. Nel mattino del 9 settembre1943 i partigiani occupano l’ aeroporto trafugando le armi  dai depositi e quelle di bordo dai pochi aerei, per lo piu’ da addestramento, ancora presenti. I due ufficiali dopo difficili trattative riescono ad impedire la loro distruzione. 
Tre giorni dopo, il 12 settembre, dopo aver annientato in un cruento conflitto a fuoco la resistenza dei reparti partigiani asserragliati nella stazione ferroviaria e rastrellato la zona dello scalo e delle caserme, nel tardo pomeriggio i tedeschi occupano l’ aeroporto. I militari italiani vengono portati alla caserma “Aosta” (oggi “Montesanto”) di via Trieste per definirne la sorte. I due ufficiali dell’ Aeronautica dopo aver sottoscritto un “atto di lealta’ ” vengono reintegrati e nominati rispettivamente comandante dell’ aeroporto il S.Ten. Ferdinando Piccolo e vicecomandante il S.Ten. Luigi Della Rovere, incarichi che manterranno per pochi mesi fino alla nascita della Rpubblica Sociale Italiana. 

La sera dell’8 settembre 1943, la radio diffonde la notizia dell’armistizio che il generale Badoglio ha firmato in gran segreto con le forze alleate qualche giorno prima. All’annuncio segue la precipitosa fuga notturna da Roma di re, governo e comando supremo. L’unica direttiva alle forze armate è di non cadere in mani tedesche: tutta la Nazione si trova nella confusione generale. Per motivi di sicurezza l’ istituto Maddalena viene sgomberato e gli allievi trasferiti con automezzi della 2^ZAT prima a Casarsa e poi in treno a Loreto. Il cap. Marinelli ritornera’ a Gorizia per tentare di recuperare il materiale dell’ Istituto e, riuscito nell’ impresa, porta il materiale in un magazzino a Rivalta del Friuli per poi trasferirlo nel 1946 a Firenze.

A meta’ settembre viene attivato dai tedeschi il “Comando Prima Compagnia Aeronautica Italiana – Aeroporto di Gorizia” per gestire la presentazione del personale ex Regia Aeronautica sbandato, le liste della leva aeronautica e le strutture aeroportuali.

Nello stesso periodo si insedia il “Gebirgspionierbataillon 83” della Wehrmacht che vi resterà fino al suo trasferimento a Villa Opicina nel novembre 1943

Per riparare gli aerei dalle incursioni nemiche, i tedeschi predispongono una serie di infrastrutture protettive costruendo piste di decentramento affiancate da piazzole protette da terrapieni a forma di U. Le piste sono strade in terra battuta che, partendo dal campo di aviazione si sviluppano a raggera dirigendo verso le vicine loclità di Merna, Savogna fino dietro l’ ospedale militare di via S. Michele ora via Ristori.

GRUPPO TRASPORTO VELIVOLI

Il 15 settembre 1943 al comando del Cap. Antonio De Camillis, viene costituito sull’ aeroporto di Aviano il G.T.V. (Gruppo Trasporti Velivoli) e il 18 dello stesso mese viene trasferito a Gorizia. Con l’incarico di trasportare in Austria e Germania i velivoli italiani catturati, il gruppo resterà operativo fino al 15 aprile 1944.

Fanno parte del reparto personale che, rifiutando la capitolazione, si e’ volontariamente messo a disposizione della Luftwaffe con il compito di salvaguardare e recuperare il materiale di volo disseminato sui vari campi di volo del centro – nord Italia. 

CANNONEGGIAMENTO DELL’ AEROPORTO
Il 18 ottobre 1943 i partigiani cannoneggiano l’ aeroporto con granate di artiglieria “non spolettate” (probabilmente per impreparazione).

Il 28 ottobre 1943 i tedeschi ordinano di trasferire sul campo di Gorizia i Fiat C.R.42 e i Macchi M.C.200 e M.C.202 basati sull’ aeroporto di Treviso. Successivamente questi aerei e quelli qui convogliati da altri campi, saranno trasferiti in Germania.

SCHIERAMENTO DELLA 2^ e 3^ SQUADRIGLIA GRUPPO AUTONOMO AEROSILURANTI
Il 5 novembre 1943 inizia lo schieramento sull’ aeroporto dei velivoli Savoia Marchetti S.79 della 2^ e 3^Squadriglia del Gruppo Autonomo Aerosiluranti. Il Gruppo e’ stato costituito a Firenze il 15 settembre 1943 al comando del Cap. Carlo Faggioni, un asso di quella specialita’, e intitolato al maggiore pilota M.O. Carlo Emanuele Buscaglia, il piu’ valoroso degli aerosiluratori italiani ritenuto morto durante una missione sulla rada di Bougie nel novembre ’42. Con enormi sforzi il Gruppo riesce ad ottenere un’ elevata efficienza operativa con un organico ampliato e aerei di nuova costruzione, fino ad una trentina di velivoli ripartiti in tre Squadriglie.

AERONAUTICA NAZIONALE REPUBBLICANA
Il 23 novembre del ’43 si costituisce l’ Aeronautica Nazionale Repubblicana (A.N.R.). Le autorità militari tedesche consegnano all’ A.N.R. l’aeroporto di Gorizia codificato Operativo n.30 e Ordinario 93. I campi di volo di Ronchi, Vipacco, Aidussina, San Pietro del Carso invece vengono utilizzati congiuntamente con la Luftwaffe.

GIURAMENTO SOLENNE
Il 9 febbraio 1944 nella ricorrenza della Repubblica Romana (1849), prestano solenne giuramento collettivo tutto il personale dell’ Aeronautica Nazionale Repubblicana. La cerimonia ha luogo nell’ambito delle squadriglie del Gruppo Buscaglia.

L’ABBATTIMENTO DEL LIBERATOR
Il 25 febbraio 1944 dopo aver abbattuto sulle Alpi Bavaresi un B-24 Liberator, perdendo un aereo, atterrano sul campo di Gorizia undici Macchi M.C. 205 Veltro del 1° Gruppo Caccia Terrestre “Asso di Bastoni” decollati su allarme da Campoformido.

Ai primi di marzo 1944 per la sicurezza dell’ aeroporto, viene schierato in localita’ Sant’Andrea un “Nucleo Paracadutisti di Protezione” dell’ A.N.R. con il compito di affiancare alcuni militari del 4° Reggimento M.D.T. (Milizia Difesa Territoriale) “Gorizia” nella difesa contraerea, contro attacchi di truppe aviotrasportate e nella sorveglianza antisabotaggi. I distaccamenti prendono posizione nel Castello di Rubbia e nelle località di San Pietro e Merna.

Il 5/8 marzo 1944 provenienti da Venegono, atterrano a Gorizia dieci S.79 S* della 2^ Squadriglia Buscaglia diretti all’ aeroporto trampolino di Perugia.
(* La versione S del Sai.79 si distingue per l’aggiunta del cannone da 20 mm, per la eliminazione della gondola ventrale del puntatore e per le modificati agli scarichi per le azioni notturne)

SPEZZONAMENTO
Il 18 marzo 1944 un pesante spezzonamento si abbatte sull’ aeroporto da parte dei bombardieri alleati danneggiando i tre hangar meridionali (ex 4°Stormo), la palazzina comando e altre installazioni.
Successivamente tutti gli hangar ad eccezione del Gleiwitz, saranno demoliti e portati in Germania. 

La sera del 10 marzo 1944 gli aerosiluranti del Ten. Faggioni partono da Perugia per un’ azione di contrasto allo sbarco degli Alleati a Nettuno e ad Anzio: viene silurato un piroscafo avversario con il danneggiamento di un altro e di un cacciatorpediniere. Nella missione è abbattuto il velivolo del Ten. Teta mentre quello del Ten. Ottone Sponza, pur danneggiato, rientra a Gorizia con due soli motori funzionanti.
Il 13 marzo nuovo trasferimento con cinque aerosiluranti sull’ aeroporto di Perugia. Nella sera del 14 marzo viene ripetuto l’ attacco che provoca probabilmente il danneggiamento di due navi nemiche. Il giorno 15 gli S.79 rientrano a Gorizia per essere riarmati e ripartire il giorno dopo, ma la missione causa maltempo lungo la rotta appenninica viene rimandata.

La reazione degli alleati non si fa attendere e il 18 marzo 1944 bombardieri americani bombardano con spezzoni l’ aeroporto di Gorizia.
Il giorno dopo gli equipaggi aerosiluranti rimasti senza velivoli vengono trasferiti a Venegono, seguiti dopo qualche giorno da alcuni S.79 S già danneggiati dallo spezzonamento e sommariamente riparati dagli specialisti. Causa l’ inagibilità del campo di Gorizia, il Gruppo Buscaglia si trasferisce a Lonate Pozzolo. Per gli stessi motivi il Comando del G.T.V. si trasferisce in localita’ San Pietro presso la palazzina gia’ sede dell’O.N.F.A. 

A Gorizia l’allarme suona alle 09.20 ma solo alle 11.00 avviene l’attacco, in due ondate successive: questo lasso di tempo e’ fatale: molte contadini e  lavoratori civili della TODT, essendo trascorsa piu’ di un’ora senza scorgere aerei nemici, tornano al proprio lavoro. Non e’ noto con esatezza il numero delle vittime, secondo alcune stime non inferiori a 150. Si contano 30 morti a Breg, frazione di Merna, 5 morti nella vicina Orehovlje (Montespino) e altre vittime a Savogna e a S.Andrea, frazione di Gorizia. Diversi feriti muoiono nei giorni seguenti a seguito delle ferite riportate. L’aeroporto  viene gravemente danneggiato: le piste butterate dalle esplosioni, i tre hangar Lancini della Caccia a sud del campo e la palazzina Comando seriamente danneggiati, risultano danneggiati anche l’hangar Lancini a Nord e quelli della Ricognizione ed alcuni edifici. Distrutti a terra o resi inservibili gli SM.79S del Gruppo Aerosiluranti Buscaglia destinati alle operazioni su Anzio e Nettuno e rimasti bloccati a Gorizia dal maltempo sulla rotta appenninica. Il conto finale e’ favorevole agli alleati, le perdite ammontano a soli 7 bombardieri e 4 caccia. L’allarme cessa alle 11.50.

Spezzonamento (Arch. Grande-grd1)

La mattina del18 marzo 1944 mi trovavo a lavorare inquadrato nella TODT in località S.Pietro, a differenza dei giorni precedenti che invece mi trovavo tra il cimitero e la localita’ di Merna. Alle 09.20 suona l’allarme e ci allontaniamo dal posto di lavoro mettendoci al riparo. Alle 10.45 poiche’ non si era avvistato nessun apparecchio nemico, seppure ad allarme ancora in corso, ci viene dato l’ordine di riprendere. Alle 11.00 sentiamo il rumore di aeroplani, guardiamo in alto e vediamo che erano proprio sopra, cominciamo a scappare ma subito dopo cadono le bombe. Le hanno lanciate in  due volte con un breve intervallo, su tutta la zona che va dal campo d’ aviazione fino verso Vertoiba. Ci buttiamo in mezzi ai campi fra i solchi di terra dove stavamo lavorando e le bombe cadono piu’ distanti. Siamo stati fortunati che l’altro ieri abbiamo cambiato la zona di lavoro, altrimenti ci avrebbero preso in pieno. Tutta la zona bombardata e’ avvolta da una nube di polvere e nel campo bruciano alcuni aerei; da li si provenivano successivamente il rumore di altre esplosioni. Rimaniamo ancora un po’ di tempo seduti a terra, tutti spaventati e verso le 11.30 montiamo in bici per andare a casa sulla la strada che va verso S.Pietro. Arrivati alla ferrovia, il passaggio a livello e’ bloccato dai miltari che non ci vogliono far passare poichè l’allarme e’ ancora in corso. Poco dopo, alle 11.50 suona il cessato allarme e finalmente torniamo a casa. Fra le vittime del bombardamento c’e’ il nostro amico Paolo Canziani mentre il Morassi è rimasto ferito.
Sig. La Stella

BOMBARDAMENTI E INCURSIONI
11 agosto 1944;
29 agosto 1944 alle ore 10 alcune bombe cadono nella zona tra Piazza Corno (ora Largo Pacassi) e le vicine via Pellico e Formica. Le bombe cadute risultarono parte di una scia che cominciava al ponte ferroviario di Salcano, che fu mancato, nel probabile tentativo di alleggerimento di un bombardiere forse colpito o disturbato dall’antiaerea della M.D.T. (Milizia Difesa Territoriale) posizionata nei pressi del canecida in via degli Scogli. Il mese successivo
quattro aerei appartenenti all’Aeronautica cobelligerante di Badoglio mitragliano la città;
10 settembre 1944 formazioni compatte di bombardieri americani sorvolano per tutta la giornata la città in direzione Sabotino verso l’Austria;
16 ottobre 1944 bombardieri americani bombardano l’armamento ferroviario tra la stazione e il ponte sull’Isonzo;
1 e 31 dicembre 1944 alcuni aerei alleati falliscono il bombardamento del ponte ferroviario di Salcano: le bombe cadono sul vicino cimitero con il primo raid e nelle acque dell’Isonzo con il secondo. Il 3 gennaio 1945 nuovo tentativo di bombardamento senza riuscire a distruggere il ponte;
15 gennaio 1945 pesante bombardamento sulla stazione ferroviaria della Transalpina con danneggiamento dello scalo e di altre strutture infrastrutture ferroviarie. Danni anche alle caserme di via Trieste e al ponte VIII Agosto con mitragliamento finale sugli stessi obiettivi da parte dei caccia;
Febbraio 1945 si intensificano le incursioni dei bombardieri con i sorvoli alti e isolati, per lo più notturni, di misteriosi bimotori ribattezzati “Pippo”. Si tratta probabilmente di velivoli P38 Lightning;
8 febbraio 1945 doppia incursione sulla stazione della Transalpina, al mattino e al pomeriggio, con lancio di manifestini e bombe: oltre a danneggiare lo scalo ferroviario colpiscono una fabbrica di sapone tra via Corsica e via San Gabriele. Dodici giorni dopo una nuova incursione sulla stazione che provoca due morti;
23 e 24 febbraio 1945 bombardamenti e mitragliamenti in picchiata, con la distruzione di un magazzino all’interno di una caserma di via Trieste e la morte di un contadino;
Marzo 1945 formazione di bombardieri sbuca all’ improvviso da dietro il Sabotino senza il consueto preavviso della sirena d’allarme. Un bombardiere colpito dalla contraerea si stacca dalla formazione e per allegerirsi sgancia sul parco Coronini 17 bombe provocando 15 morti e una ventina di feriti. L’aereo, un Liberator prima di schiantarsi nella campagna tra Visco e Palmanova svuota il carburante sopra la Mainizza;
4 marzo 1945 nuovo attacco sulla stazione della Transalpina da parte di due ondate di bombardieri che sganciarono almeno un centinaio di bombe ciascuna;
6 e 7 marzo 1945 bombardamento dei ponti ferroviari sull’Isonzo. Nei giorni successivi bombardamenti a cadenza quotidiana sulle due stazioni, sui ponti sull’Isonzo e sulle caserme;
12 marzo 1945 nuovo bombardamento del ponte di Salcano ma solo una bomba riesce a colpirlo senza esplodere attraversandolo e lasciando un gran foro in mezzo ai binari;
14, 16, 18 e 19 marzo 1945 nuovo bombardamento sulla stazione Transalpina. Vengono lanciate 190 bombe il 14 marzo, 10 bombe il 16 e 440 il giorno 18 marzo. Da registrare anche ripetuti attacchi aerei sugli snodi ferroviari tra San Pietro e Vertoiba;
20 marzo 1945 nuovo bombardamento americano, andato a vuoto del ponte di Salcano;
Aprile 1945 nuove ondate di bombardamenti e mitragliamenti sulla stazione della Transalpina, Straccis e la stazione Centrale;
6 e 7 aprile 1945 bomnardamento notturno a Sant’Andrea e Straccis;
8 aprile 1945 bombardamento della zona Nord e Sud della città:
– Quel giorno i bombardieri, che diversamente dal solito provenivano da ovest verso est, una volta oltrepassata la citta’ invertirono la rotta e bombardarono una fascia comprendente i colli della Castagnavizza e del Rafut, le vie Formica e Corsica, piazza Catterini (ora piazza Medaglie d’Oro) e via Orzoni, la piazza de Amicis e la parte terminale di via Tunisi oggi via Ascoli dalla Sinagoga fino al Corno, Piazzutta e infine la parte meridionale della citta’, dalla Chiesa di S.Giusto fino a Sant’Andrea –
Dopo l’8 aprile 1945 continuano i sorvoli di “Pippo”, e i bombardamenti mirati sugli impianti industriali di Straccis, Piedimonte e sul ponte di Salcano senza colpirlo;
25 aprile 1945 ultimo bombardamento della stazione della Transalpina,
26 aprile 1945 aerei alleati sorvolano in continuazione la citta’ senza sganciare bombe: viene colpita la linea ferroviaria Savogna-Rubbia;

OCCUPAZIONE ALLEATA

Nell’aprile 1945, a pochi giorni dalla fine delle ostilita’ un ultimo bombardamento di minore intensità si abbatte sull’ aeroporto, di fatto gia’ dismesso.

Nel periodo che intercorre tra il bombardamento del 18 marzo 1944 e la ritirata tedesca (29 aprile 1945), i lavoratori della “Todt” hanno demolito cio’ che resta dei tre hangar metallici del 4° Stormo, l’ hangar della Ricognizione Aerea e l’ hangar Lancini a est dell’ aeroporto e ogni altra struttura metallica. I rottami vengono inviati alle fonderie tedesche, verosimilmente della Stiria o della Carinzia per alimentare l’ industria bellica del Reich. Unico superstite il grande hangar Gleiwitz  della Ricognizione.

Il 29 aprile 1945 gli ultimi militari tedeschi presenti nell’ aeroporto, avieri dei servizi di guardia, soldati della contraerea e di varie attivita’ logistiche, abbandonano il campo. Il 1° maggio entrano a Gorizia le avanguardie partigiane del IX Korpus sloveno perquisendo e occupando gli edifici dell’ aeroporto senza tuttavia installare un presidio fisso. Per questo motivo le truppe dell’ 8^Armata britannica (neozelandesi, sudafricani e indiani) arrivate a Gorizia nei giorni seguenti , avendo trovato l’ aeroporto sgombro da truppe, si affrettarono ad occuparlo utilizzandolo come caserma e parcheggio per automezzi nonché come deposito di materiale militare. In base agli accordi d’ occupazione stabiliti gia’ un anno prima della fine della guerra, la zona di Gorizia, le sue adiacenze e l’ alto corso dell’ Isonzo fino al confine con l’ Austria doveva essere occupata dall’ Esercito degli Stati Uniti, mentre le truppe britanniche avrebbero dovuto attestarsi lungo il basso corso dell’ Isonzo controllando il Gradiscano, il Monfalconese e Trieste.

Avendo l’ esercito jugoslavo occupato aree gia’ attribuite agli Alleati, sorsero subito attriti fra i rispettivi Comandi, con conseguenti trattative diplomatiche per risolvere il contenzioso. Il 6 maggio 1945 giunge la 91^ Divisione di Fanteria U.S. i cui reggimenti hanno l’ incarico di occupare il territorio goriziano e di sostituire gradualmente parte delle truppe britanniche in via di trasferimento a Trieste.

L’ aeroporto si viene a trovare nel territorio assegnato al 363° Reggimento, cui compete il controllo della zona a sud della strada statale 56 fino al fiume Vipacco. Poiche’ la superficie dell’ aeroporto e’ vasta e conta ancora diversi edifici agibili, viene scelto come sede del Comando di Reggimento e di altri comandi minori, quali l’ artiglieria, le unità anticarro ed il battaglione meccanizzato e di tutti i servizi necessari ad affrontare situazioni di emergenza. Nel lato sud-ovest del campo viene creato l’ accampamento per il ricovero della truppa e dei materiali.

(Arch. Ceschia 2-ces2)

Questa situazione di provvisorieta’ dura sino agli inizi di giugno, quando con gli accordi stipulati a Belgrado viene creata la “Linea Morgan” che stabilisce precise aree di occupazione fra i rispettivi eserciti con conseguente sgombero delle citta’ di Gorizia e Trieste e delle zone limitrofe gia’ occupate dalle truppe jugoslave. L’ aeroporto resta base fissa per molte unita’ della 91^ Divisione U.S., che pero’ trasferisce tutti i suoi comandi e gran parte delle truppe nelle caserme ormai sgombre della città.


A causa della limitata lunghezza della pista, per i voli logistici l’ esercito americano utilizza il campo di Campoformido. Alla fine di luglio del 1945 la 91^ Divisione rientra negli Stati Uniti per essere congedata prende il suo posto la 34^ Divisione. Nell’ ottobre dello stesso anno con l’ arrivo in zona della 88^ Divisione di Fanteria, sull’ aeroporto di Merna torna l’ attività di volo. Oltre a dotare la pista di grelle metalliche arrivano in dotazione stabile tredici Stinson L.5  Nelle strutture gia’ esistenti e rimesse in efficienza dall’ U.S.Army viene acquartierato il 337°F.A.Bn. al quale sia gli aerei che i piloti addetti sono ufficialmente aggregati. Altri tre battaglioni vengono acquartierati in altre caserme in citta’ assieme a pezzi di vario calibro in dotazione alle batterie. 

velivolo da osservazione aerea Stinson L.5 “Sentinel”. Visibili sul timone le insegne del 337° Battaglione di Artiglieria Campale, inserite nel quadrifoglio blu, emblema dell’ 88^ Divisione U.S.A. (Arch. Ceschia5-ces5)

VELIVOLI IN DOTAZIONE ALL’ 88^ DIVISIONE DI FANTERIA
1 Stinson L.5 a disposizione del Quartier Generale della Divisione (HQ 88^ “Blue Devils) 
3 Stinson L.5 a disposizione, uno per ciascun Comando di Reggimento di Fanteria (HQ 349° – 350° e  351° Inf.Rgt.) 
9 Stinson L.5 a disposizione dei Comandi di Battaglione d’Artiglieria (HQ 337° – 338° – 339° – 931° F.A. Bn.) Compito dei monomotori l’osservazione aerea e la direzione del tiro delle artiglierie per la vigilanza del tratto della “Linea Morgan”, dal confine austriaco al Carso meridionale.

TRATTATO DI PACE DI PARIGI

Il 10 febbraio 1947 si tiene a Parigi la conferenza di pace che stabilirà anche i nuovi confini:
la provincia di Gorizia che aveva 2.730 km2 si ridurrà a circa 215 km2, cioè meno di 1/12, con 9 comuni su 42 e i restanti 33 saranno ceduti alla Jugoslavia.
Anche la popolazione provinciale subirà una drastica diminuzione passando dai 209.700 abitanti a 139.403 (censimento 2019)

Durante i preparativi della conferenza di pace, a Gorizia scoppiano disordini e scontri tra manifestanti filo slavi e italiani sedati dalle forze di polizia alleate. Le parti vogliono arrivare alla conferenza dimostrando l’ appartenza della citta’ ciascuno alla propria etnia e per questo, con l’ approssimarsi della confernza, gli scontri si fanno piu’ violenti.

ESTRATTO DEL TRATTATO DI PACE FRA ITALIA E LE POTENZE VINCITRICI IN MATERIA DELLA DEFINIZIONE DEI CONFINI – ART.31
PARIGI 10 febbraio 1947

Le frontiere fra l’Italia e la Jugoslavia saranno determinate nel modo seguente:

1. Il nuovo confine seguirà una linea che parte dal punto di congiunzione delle frontieredell’Austria, Italia e Jugoslavia, quali esistevano al 1º gennaio 1938 e  procederà verso sud, seguendo il confine del 1938 fra laJugoslavia e l’Italia fino alla congiunzione di detto confine con la linea di demarcazione amministrativa fra le province italiane del Friuli (Udine)e di Gorizia;
2. da questo punto la linea di confine coincide con la predetta linea di demarcazionefino ad un punto che trovasi approssimativamente a mezzo chilometro a nord del villaggio di Memico nella Valle dell’Iudrio;
3. abbandonando a questo punto la linea di demarcazione, fra le province italiane del Friulie di Gorizia, la frontiera si prolunga verso oriente fino ad un punto situato approssimativamente a mezzo chilometro ad ovest del villaggio in Vercogliadi Cosbana e quindi verso sud fra le valli del Quarnizzo e della Cosbana fino ad un punto a circa 1 chilometro a sud-ovest del villaggio di Fleana,piegandosi in modo da intersecare il fiume Recca ad un punto a circa un chilometro e mezzo ad est del Iudrio, lasciando ad est la strada che allacciaCosbana a Castel Dobra, per via di Nebola;
4. la linea quindi continua verso sud-est, passando immediatamente a sud della strada frale quote 111 e 172, poi a sud della strada da Vipulzano ad Uclanzi, passando per le quote 57 e 122, quindi intersecando quest’ultima strada a circa100 metri ad est della quota 122, e piegando verso nord in direzione di un punto situato a 350 metri a sud-est della quota 266;
5. passando a circa mezzo chilometro a nord del villaggio di San Floriano, la linea siestende verso oriente al Monte Sabotino (quota 610) lasciando a nord il villaggio di Poggio San Valentino;
6. dal Monte Sabotino la linea si prolunga verso sud, taglia il fiume Isonzo (Soca)all’altezza della città di Salcano, che rimane in Jugoslavia e corre immediatamente ad ovest della linea ferroviaria da Canale d’Isonzo a Montespino fino ad un punto a circa 750 metri a sud della strada Gorizia-Aisovizza;
7. allontanandosi dalla ferrovia, la linea quindi piega a sud-ovest, lasciando alla Jugoslaviala citttà di San Pietro ed all’Italia l’ospizio e la strada che lo costeggia ed a circa 700 metri dalla stazione di Gorizia-S. Marco, tagliail raccordo ferroviario fra la ferrovia predetta e la ferrovia Sagrado-Cormons, costeggia il Cimitero di Gorizia, che rimane all’Italia, passa fra la StradaNazionale n. 55 fra Gorizia e Trieste, che resta in Italia, ed il crocevia alla quota 54, lasciando alla Jugoslavia le città di Vertoiba e Merna, e raggiunge un punto situato approssimativamente alla quota 49;
8. di là, la linea continua in direzione di mezzogiorno attraverso l’altipiano del Carso, a circa un chilometro ad est della Strada Nazionale n. 55, lasciando ad est il villaggio di Opacchiasella ed a ovest il villaggio di Iamiano;
9. partendo da un punto a circa 1 chilometro ad est di Iamiano, il confine segue la linea di demarcazione amministrativa fra le province di Gorizia e di Trieste fino ad un punto a circa 2 chilometri a nord-est del villaggio di San Giovanni ed a circa mezzo chilometro a nord-ovest di quota 208, che segna il punto di incontro fra le frontiere della Jugoslavia, dell’Italia e del Territorio Libero di Trieste.

Con la nuova definizione dei confini, l’aeroporto rimane in Italia ma è fortemente penalizzato per la vicinanza della linea confinaria alla testata pista 09/27 (appena 150 metri)

La linea rossa delimita il confine (Foto F.Chianese-cfu1)

DECLASSAMENTO DELL’ AEROPORTO
Peggiore sorte tocca a Trieste che perde gran parte della sua provincia e viene inserita nel neocostituito “Territorio Libero di Trieste” sotto il controllo degli Alleati. A protezione “Territorio Libero” nel marzo 1947, l’ U.S.Army trasferisce da Gorizia a Trieste parte degli effettivi della 88^ Divisione tra cui gli aerei da ricognizione per poi completare nei mesi successivi il trasferimento dell’ Unita’ sul nuovo campo di aviazione di Prosecco (Ts). L’ 88^ Divisione sara’ l’ ultima unita’ aerea operativa dall’ aeroporto di Gorizia in quanto anche l’ Aeronautica Militare, considerando la vicinanza al confine di stato, trasferira’ su altri aeroporti la propria attivita’ declassificando l’ aeroporto in distaccamento dipendente dal Comando di Udine. Nel corpo di guardia viene ricavato l’ ufficio comando, la segreteria, l’ ufficio amministrativo, la sala mensa e la cucina. Nella palazzina ufficiali vengono alloggiati i sottufficiali e gli avieri. A comandare il distaccamento si susseguono il Ten. Niesutta, il M.llo Negusanti e il Cap. Falchi. 
Negli anni ’60 e ’70 l’Aeronautica Militare tornera’ a volare a Gorizia con i Corsi di Cultura Aeronautica.