Dopo il successo del primo pallone ad aria calda dei fratelli Montgolfier il 15 giugno1783 ad Annonay, nell’estate dello stesso anno a Parigi, il fisico Charles ed i fratelli Robert replicano il lancio con un pallone senza passeggeri. Nell’ autunno dello stesso anno  Francesco Pilatre’ de Rozier e Francesco Laurent compiono il primo viaggio aereo in mongolfiera sorvolando Parigi a 1000 metri di altezza. 
A di qua delle Alpi i fratelli Zanchi a Venezia, per conto del cavaliere e procuratore di San Marco Francesco Pesaro, hanno costruito e fatto volare il 15 aprile 1784, un “globo aerostatico ad aria infiammabile” (con gas idrogeno) con a bordo il conte bolognese Giovanni Zambeccari. A Milano sempre nello stesso anno, Paolo Andreini e i fratelli Gerli compivano un’ascensione a Milano. 

Primi esperimenti goriziani

Nei salotti goriziani non si parla d’ altro che del “globo aerostatico ad aria infiammabile”
Nell’autunno del 1873 da piazza Catterini, si eleva in cielo una mongolfiera a spicchi colorati con a bordo un’audace aeronauta, certa madamigella Mimi. 

Qualche tempo dopo il conte della Torre, membro dell’Accademia della crusca, famoso per gli studi e per gli esperimenti aeronautici, tenta un primo lancio di un globo che però si incendia come annota un cronista dell’epoca:

Così riporta un cronista dell’ epoca:
“… rimarcar ci ha fatto alcuni difetti dell’operazione e degl’ istrumenti al medesimo inserviente, dichiarando di voler prender l’impegno della formazione di altro globo per lanciarlo con piu’ esatte regole …”

Il 26 luglio 1874 alle ore sette e quaranta dai prati della Campagnuzza viene innalzato un secondo aerostato alla presenza di numerosi spettatori di ogni ceto. Lo stesso cronista annota: 

“Mediante di lenta fiamma di paglia accesa all’inferiore orificio del globo, si principiò a far dilatare l’aria del medesimo. Gradatamente andò questo dilatandosi sino al suo punto con relazione all’espansione dell’aria interna. Gli fu allora sottoposto un braciere ricolmo di bambagia inzuppata d’olio e di altra combustibile materia. Rilasciata quindi fu la funicella che ritenevalo dall’ascesa, e videsi fra gli evviva universali elevar maestosamente in aria. Perpendicolarmente ascese sino a cento passi in circa, prendendo la direzione verso Sud West. Indi per altri cinquanta passi venne dall’aria obbligato al cammino verso Nord West. In questa situazione elevossi per duecento passi all’incirca, cambiò giro, e per il rombo di Sud West si diresse all’ulteriore altezza di circa duecentocinquanta passi. Poiché l’applicazione del sottoposto braciere eseguita fu da numero di persone maggiore del bisogno, vaghe di partecipare all’onore di si dilettevole manovra, perciò riuscir non potè che confusa ed equivoca l’applicazione della fiamma. Questa pertanto insinuandosi fra sette minuti all’orlo dell’ orificio, e quindi successivamente al corpo intiero del globo, lo rese inabile di reggere alle impressioni dell’aria esteriore, e l’obbligò a calare semiconsunto, mezzo miglio all’incirca lungi dal luogo della sua elevazione”

All’esperimento del conte della Torre segue il lancio di un pallone dell’astronomo Giangiuseppe Barzellini il 17 ottobre 1874. L’impresa riusce con il contributo del conte della Torre e del geometra Giorgio d’Alles. Il globo con un diametro di quattordici piedi (poco piu’ di quattro metri) s’innalza dal villaggio di Peuma alle cinque e dieci del pomeriggio e salito all’altezza di 2.754 tese (circa 4.800 metri) prende una direzione orizzontale scomparendo alla vista. Questo è il primo aerostato che si innalza a notevole altezza nel cielo di Gorizia senza incendiarsi.

Di un altro aerostato lanciato dall’astronomo Barzellini si ha notizia in una lettera del 30 giugno 1785 inviata dal barone Claudio Del Mestri a Giacomo Casanova: il globo aveva un diametero di sedici piedi (4.80 metri circa) ed era  “Tagliato secondo la formula universale calcolata dal signor Giuseppe Barzellini

I fratelli Edoardo e Giuseppe Rusjan

Nel 1903 a Kitty Hawk (U.S.A.) i fratelli O.e W. Wright primi nella storia, riescono a far volare un mezzo piu’ pesante dell’aria. Il 25 novembre 1909 a Gorizia, i bottai Giuseppe ed Edoardo Rusjan tentano l’impresa dai campi della Campagnuzza con  il loro EDA I che compie un balzo di 60 metri a un’altezza costante di 2 metri. Qualche giorno dopo, il 29 novembre compira’ un volo di 600 metri. 

EDA I (Arch. Associazione 4° Stormo)

Nel frattempo l’attivita’dei fratelli Rusjan si trasferisce dall’officina di via Capella n.8 in un capannone di Campagna Grande, l’attuale aeroporto.

Primo Raduno Aereo

Il 28 marzo 1910 sui prati della Campagna Grande, utilizzati anche per le esercitazioni militari, si tiene il primo Raduno Aereo. Alla manifestazione alla quale partecipa un numeroso pubblico, intervengono i piloti carinziani 
Joseph  Sablatnig e Oskar Heim con velivoli costruiti dai  fratelli Wright. I Rusjan presentano il loro primo monoplano, ma gli unici ad alzarsi in volo sono i velivoli dei carinziani.

In seguito i fratelli Rusjan costruiranno l’ EDA II, l’ EDA III, l’ EDA IV, l’ EDA V, l’ EDA VI, l’ EDA VII ed un prototipo con motore “Gnome” da 50 HP con il quale l’ 8 gennaio 1911 a Belgrado, Eduardo perderà la vita durante una dimostrazione in volo. 

Il  6 luglio 1911 Joseph Sablatnig decolla con il suo velivolo dai campi di Merna portando in volo la goriziana Anna Rys Ferlan, terza donna dopo la francese Therese Peltier e l’ americana Cody a salire su un aereo. Una volta a terra 
l’ing. Sablatnig ripete l’ impresa portando in volo l’ amica di Anna Anita. Nello stesso anno Aristide Petrovich sorvola per primo Gorizia a quota ” elevata ” 

Militarflugfeld-Gorz

Gorizia gode di un clima più temperato rispetto al resto dell’ Impero (Austro-ungarico) tanto da essere considerata la Nizza austriaca e proprio per le condizioni meteorologiche più favorevoli, dal 1912 la Scuola Militare Aeronautica di Wiener Neustadt utilizzerà i campi di Campagna Grande, ora aeroporto, nel periodo invernale. Solo successivamente verrà insediato un distaccamento aereo imperiale in modo stabile.

Aeroporto di Gorizia 1913. Velivolo LohnerB1 “Pfeiflieger”

Nel marzo 1913  A. De Petrovich vola per primo sulla città.

Il 19 e 24 ottobre 1915 Gabriele D’Annunzio effettua voli di ricognizione su Gorizia.

Durante la 1^ Guerra Mondiale e fino alla sesta battaglia dell’ Isonzo, l’ aeroporto si trova tra la prima e la seconda linea difensiva austriaca e per la sua natura orografica pianeggiante, non viene coinvolto nei combattimenti che invece infuriano tutto intorno: sul Monte San Michele, nella vallata dell’ Isonzo, sul Calvario, sul Sabotino, sul Monte Santo, sul San Gabriele e sul San Marco. Durante la sesta battaglia viene attraversato velocemente dalle truppe italiane che si attestano sulla direttrice Merna – Vertoiba e tuttavia non  viene risparmiato dall’ artiglieria i cui proiettili verranno dissepolti durante la bonifica effettuata nel 1994. 

L’ABBATTIMENTO DEL Ca.703
Il 14 febbraio 1916 undici Lohner B VII della FliK 16 di Pergine e della FliK 17 di Gardolo, agli ordini dell’Hauptmann Raoul Stojsavljevic bombardano Milano provocando la morte di 15 persone. Per ritorsione, quattro giorni dopo 10 Ca.1 decollano da Aviano e dalla Comina per bombardare Lubiana ma tre rientrano per guasti al motore, gli altri sette ciascuno per proprio conto, si dirigono verso l’obbiettivo. Il Ca.703 della 4a Squadriglia viene intercettato dai nuovi caccia Fokker A III e costretto ad atterrare presso Merna (Gorizia), in territorio nemico, con un caduto a bordo (il capitano Tullio Visconti), mentre due altri membri dell’equipaggio vengono fatti prigionieri.

PRIMA VITTORIA DI BARACCA
Il 7 aprile 1916 Francesco Baracca durante la battaglia sulla Medeuzza nei pressi di Gorizia, consegue la prima vittoria aerea. Dopo parecchi minuti di ingaggio, con una cabrata riesce a portarsi in coda al velivolo avversario scaricandogli addosso 45 colpi.

L’ABBATTIMENTO DEL DIRIGIBILE M.4 DELLA REGIA MARINA
Il 4 maggio 1916 precipita a poca distanza dalla strada Gorizia-Merna, il dirigibile M.4 della Regia Marina colpito dall’artiglieria austro-ungarica. Partito da Casrsa al comando del Cap. dell’esercito Magg. Giovan Battista Pàstine, con tre ufficiali e due sottufficiali di equipaggio per una missione di bombardamento notturno nel cielo di Lubiana, alle prime luci dell’alba del 4 maggio il dirigibile sulla via di ritorno resta immobilizzato, causa esaurimento carburante, a 900 metri di altezza tra Vogrško (Voghersco) e Vrtojba (Vertoiba). Scoperto dall’osservazione nemica, dal campo di Ajševica decollano immediatamente un Fokker monoplano e un Brandenburg: il dirigibile per scampare all’attacco si allegerisce della zavorra e si porta a 1400 metri di altezza. Dopo aver ingaggiato combattimento con le armi di bordo, il dirigible viene attaccato a tenaglia dai due aerei. Colpito più volte dalle raffiche nemiche precipita in un’enorme palla di fuoco uccidendo tutto l’equipaggio. I resti del comandante, dei tre ufficiali e dei due sottufficiali verranno inumati con gli onori militari nel cimitero di Rence presente il comandnate della Divisione austro-ungarica schierata in zona.

COPPA BARACCA 1921

La Coppa Baracca è una competizione aeronautica degli anni Venti, dedicata a Francesco Baracca.

La prima edizione si svolge presso l’aeroporto di Ravenna, ubicato in località La Spreta, il 19 giugno 1921 per celebrare il terzo anniversario della morte di Francesco Baracca.

La gara consiste in un volo di oltre mille chilometri, alla quale fanno da corollario altri eventi e cerimonie, collegate anche con le manifestazioni per il VI Centenario Dantesco.
Il Comitato d’Onore risulta composto da personalità di livello nazionale, tra cui Gabriele D’Annunzio e Benito Mussolini e il montepremi ammonta a centomila lire (somma enorme per l’epoca).

Enrico Baracca e la contessa Paolina Biancoli (genitori del pilota caduto) mettono in palio una coppa in oro massiccio del valore di cinquantamila lire da assegnare al pilota che per primo si fosse aggiudicato la vittoria in due edizioni della gara, anche non consecutive.

Il percorso di gara previsto è il seguente: partenza da Ravenna (aeroporto in località La Spreta, concesso dalle autorità militari); sorvolo di Lugo (città natale di Francesco Baracca), Bologna, Belfiore, Verona, Trento, Nervesa (località del Montello, dove cadde Baracca), Aviano, Gorizia, Trieste, Fiume, Pola, Orsera, nuovamente Trieste, Ajello, Venezia, Lugo, Cotignola (città natale di Giannetto Vassura – altro pilota caduto nella Grande Guerra, al quale verrà poi intitolato l’aeroporto di Rimini), Forlì; arrivo a Ravenna.
Due gli atterraggi intermedi obbligatori: Trento e Trieste. Numerosi i punti di controllo, un solo possibile scalo per fare rifornimento per i velivoli dotati di maggiore autonomia, due per gli altri.

La vittoria va quindi al pilota che, tenuto conto dei coefficienti attribuiti alla categoria del suo velivolo, consegue il punteggio superiore, indipendentemente dal fatto di essere il primo a completare regolarmente il percorso.

Risultano iscritti una trentina di equipaggi con relativi aeromobili, per la maggior parte reduci dalla guerra: i grandi bombardieri Caproni Ca.3, i biplani SAML, gli S.V.A., gli Ansaldo A1 Balilla e i nuovi Fiat B.R. Tra i piloti si ricorda: Giordano Bruno Granzarolo (compagno di D’Annunzio nel volo su Vienna), Adriano Bacula (che parteciperà poi alla Coppa Schneider), Francesco Brack-Papa (valente pilota collaudatore) e alcuni compagni di squadriglia di Francesco Baracca: Guido Keller, Mario D’Urso e Ferruccio Ranza (asso con ben diciassette vittorie).

Ogni località sorvolata deve eleggere dei commissari e un Comitato esecutivo che per Gorizia è composto dal Senatore Comm. Giorgio Bombig, dal Sindaco, dal Presidente – avvocato Cav. Piero dott. Pinausig, dal Vicepresidente – maestro Ernesto Fabretto, dal Segretario – avvocato dott. Giacomo Diblas, e dall’ ing. Riccardo Del Neri, rag. Ruggero de Milost, dal Comandante Aviatori del friuli, dal Presidente dell’Audax Sportivo Italiano di Gorizia, dal Presidente della Società di Scherma e Tiro a Segno, dal Presidente del Circolo Caccia, nonché dai direttori dei giornali locali.

Tutte le città interessate dal percorso mettono a disposizione dei partecipanti premi in denaro, oggetti artistici e medaglie d’oro. La giuria di Gorizia premia con i bottoni da polso in oro il pilota Francesco Brach-Papa su apparecchio n. 9 mentre il Commissariato per gli affari autonomi della provincia assegna il premio all’ equipaggio del velivolo n. 16 (vincitore assoluto della gara) composto dal Pilota Aiutante di battaglia Bin Pino e dall’ osservatore Ten. Magliocco Enzo. 

La Coppa Baracca si disputerà con un regolamento pressoché analogo per tre edizioni, con un numero sempre maggiore di equipaggi partecipanti: il 19 giugno 1922 su un percorso sempre di mille chilometri con partenza da Torino, toccando Lugo e Ravenna, spingendosi fino sul Montello e ritornando a Torino; 
 il 19 giugno 1923 su un percorso di circa mille chilometri con partenza e ritorno dal Campo Volo  Clerici via Lugo, Venezia, Trieste.



Il 21° Stormo da Ricognizione

Il 20 dicembre 1925 sull’ aeroporto di Bologna, viene costituito il 21° Stormo Aeroplani da Ricognizione su tre gruppi di volo e sette squadriglie di cui la 38^ equipaggiata con Fiat R.2 e sede a Gorizia.

Il 20 gennaio 1927, in seguito ad ordine del comando della 2^ Z.A.T., il comando del 63° Gruppo Osservazione Aerea con le dipendenti 41^ e 113^ Squadriglia, viene trasferito da Campoformido a Gorizia dove si trova già la 38^ Squadriglia.

Con il 1° febbraio 1927 la 41^ Squadriglia viene collocata in posizione quadro e assunta amministrativamente dalla 113^ Squadriglia: verrà ricostituita a Gorizia il 10 agosto dello stesso anno in seguito ad ordine dello S.M. della R. Aeronautica con personale del 21° Stormo e velivoli Ro.1.

Gorizia1925 ufficiali del R.E.ed un ufficiale pilota della R.A. davanti ad un Ro.1


IL 14° STORMO

ll 15 gennaio 1927 viene costituito a Ferrara il 14° Stormo articolato su due Gruppi: il XXVII Gruppo Bombardamento Notturno con la 17^ e 18^ Squadriglia, ed il XLIV Gruppo Bombardamento Diurno con la 2^, 6^ e 7^ Squadriglia più la 22^ Squadriglia Quadro. L’anno dopo si aggiunge anche la 192^ Squadriglia Bombardamento Marittimo, con sede a Pola. Lo stemma del Reparto raffigura tre aquile in volo in un cielo stellato che rappresentano le tre specialità dello Stormo: Bombardamento notturno, diurno e marittimo. Da cio’ la denominazione di 14° Stormo “Misto”. Dotato inizialmente di velivoli Ca.3 per il XXVII Gr. e di Fiat BR per il XLIV, lo Stormo a partire dal mese di giugno dello stesso anno mette in linea il Caproni Ca.73 ed il BR1.A partire dal 1° ottobre 1929 il XXVII Gruppo viene provvisoriamente dislocato sull’Aeroporto di Gorizia – Merna per partecipare alle esercitazioni di bombardamento sul poligono di Aviano. Nel 1930 il Reparto continua con l’addestramento al volo in formazione e al bombardamento, con proiettili da esercitazione sul campo di Gorizia e con proiettili reali sul fiume Cellina. L’anno successivo, il XXVII Gruppo viene ceduto al 8° Stormo appena costituito. Il 22 novembre 1934 il XLIV Gruppo viene trasferito a Gorizia e l’anno dopo, il 14° Stormo viene inviato in Africa orientale. Nel settembre del 1935, prima che il 14° parta per il continente africano, viene costituito a Ferrara il 14° Stormo bis. All’inizio del 1936 il 14° Stormo ritorna a Gorizia con la denominazione originaria e con il XLV Gruppo opera fino al 31 agosto dello stesso anno. Dal novembre 1936 lo Stormo viene trasferito in Libia dove con i velivoli in dotazione, gli S.M. 81 ed S.79, opera intensamente durante il secondo conflitto mondiale.

ISTITUTO MADDALENA

Nel 1930 con i proventi de “Il Giorno dell’Ala” e con il concorso economico del Ministero dell’Aeronautica e di Enti privati,  viene acquistato in località San Pietro di Gorizia, un ampio terreno comprendente la villa settecentesca della contessa Teresa Norman-Ehrenfels in Coronini, per istituire il collegio maschile per gli orfani degli aviatori, Istituto Maddalena.

Villa Coronini (Arch. Ballaben04)

PELLEGRINAGGIO DEGLI ORFANI DI GUERRA SUI CAMPI DI BATTAGLIA

Nel 1931 si svolge il primo pellegrinaggio nazionale degli orfani di guerra sui campi di battaglia e ai cimiteri del medio e basso Isonzo e ammassamento di duemila orfani in piazza C. Battisti;

IL 4° STORMO

Il 9 settembre 1931 il X Gruppo viene trasferito sull’ aeroporto di Merna seguito il 28 dello stesso mese dal Comando Stormo e dal IX Gruppo. Con il trasferimento a Gorizia del comando e dei due gruppi di volo, il 4° Stormo ancora in forma provvisoria, si ricongiunge definitivamente su un’unico aeroporto.

Tra tutti i militari presenti in città, gli aviatori sono quelli che suscitano più ammirazione e successo con le “mule”, ragazze goriziane e non solo, per il fascino che esercita la nuova forza armata . Anche la divisa contribuisce al successo per eleganza e modernità rispetto a quella del Regio Esercito.

La tendenza festaiola dei piloti, in particolare alla domenica sera, crea non pochi problemi alla ripresa dei voli del lunedi’ con un preoccupante aumento di incidenti. Si racconta che si celebrava un funerale alla settimana. Per evitare ulteriori tragedie il comando del 4°Stormo emana il provvedimento, in seguito revocato, che vieta i voli di lunedi “consegnado” i piloti all’ addestramento a terra.

La presenza degli aviatori a Gorizia porta una ventata di novità e freschezza per le gesta audaci che ogni giorno compiono volteggiando in ardite acrobazie. Anche la divisa, a differenza da quella degli altri militari, è un tocco di modernità e eleganza alla quale le mule (ragazze in dialetto) non rimangono insensibili.

Gorizia Corso Verdi, Bandini e Chianese. (Bandini085)

Dal ” Diario Balordo 1933 -1945″ di Alfio Cantelli, Edizioni della Laguna 
A Sant’Andrea, durante l’estate, ci si incantava a seguire per ore dai campi di Savogna, le evoluzioni degli aerei in manovra prima dell’atterraggio all’aeroporto di Merna. Erano dei velivoli scuola per l’addestramento dei piloti, che rifacendo piu’ volte lo stesso percorso, si abbassavano fino a sfiorare gli alberi dei campi, individuando accorti come posare il carrello. E se prima di toccare terra riprendevano quota, e scintillando obliqui al sole riempivano l’aria tersa dell’urlo del motore, lo spettacolo, togliendo il fiato ai ragazzini appostati sugli alberi o sui muretti, assumeva un’intensita’ senza pari. Conoscevamo il tragitto e l’orario delle esercitazioni, e aspettando frementi l’apparizione del biplano, lo seguivamo sbigottiti mentre planava scoppiettante sopra i rami, mostrando il pilota in cuffia e occhialoni, e l’istruttore dietro che seguiva la manovra dell’atterraggio. – Il me ga saluda’- (mi ha salutato n.d.r.), diceva immancabile uno di noi, quasi che all’uomo in cuffia, teso all’impatto del carrello, rimanesse il tempo di rispondere ai cenni festosi provenienti dalla campagna.

Per gli ufficiali l’ Aeronautica mette a disposizione una corriera che collega l’ aeroporto con il centro città.
I sottufficiali utilizzano invece il collegamento di linea della ditta Ribi. La truppa infine raggiunge la città a piedi e, quando sono all’ altezza del Caffè Garibaldi, ritrovo esclusivo per ufficiali, devono attraversare la strada evitando di passare davanti. Un altro storico locale frequentato dagli aviatori è il Caffè alle Ali.

IL CAFFE’ ALLE ALI

Aperto nel 1932 dai coniugi Paolo Nardini e Giovanna DeAnna-Nardini detta “gnagne” gestito dalla stessa “gnagne” e da sua nipote Ferro Maria Gentile (per tutti “Gentile”) col marito Luigi Collenzini detto “Didi”

Interno del Caffè alle Ali con la “Gnagne” in primo piano, la “Gentile” dietro il banco e due aviatori.


QUI NON SIAMO A GORIZIA!

La provincia con i suoi 42 comuni si estende dall’ alta e media valle dell’ Isonzo, alla zona collinare del Collio e alle propaggini del Carso Triestino fino alla laguna di Grado. Gorizia è un punto di affluenza per il commercio, gli affari e di ritrovo tanto che Avvico in trasferta a Dobbiaco per addestramento sulla neve, risponde alla domanda di Patriarca:

Patriarca: Come ci si sente a fare il Comandante di Squadriglia di tre BA.19 (a Dobbiaco ndr)?
Avvico: Tutto sommato non si sta male da soli, debbo attenermi al programma di addestramento stabilito dal Ministero. Certamente non e’ che ci sia una gran vita qui. Non siamo a Gorizia!”

Frequenti sono le visite delle scolaresche al campo di Merna e non e’ raro vedere alunni ed insegnanti salire agli ultimi piani delle scuole, o contadini intenti nel  lavoro dei campi interrompere l’attivita’  per levare lo sguardo al cielo  e ammirare incantati i caroselli aerei. E quanto affetto la popolazione prova per i giovani aviatori, ne è prova la testimonianza di due signore goriziane:

… Si aveva, indifferentemente dall’eta’, un sentimento ” materno” verso gli aviatori e un profondo senso di patriottismo. Gli aviatori erano come dei figli per Gorizia. Il rumore degli aerei che volavano non dava fastidio: faceva parte della citta’ perche’ la citta’ era orgogliosa di avere questo aeroporto… Quando si sentiva un rombo di tanti aerei assieme, mi venivano le lacrime agli occhi perche’ capivo che qualche aviatore era caduto…

… Il tempo libero dove lo passavamo? Si, si, proprio all’aeroporto di Gorizia. E noi fanatiche italiane, in bicicletta, andavamo a vedere quei aeroplani, non tanto grandi… Guerra, allarmi, paura: si girava in bicicletta e spesso, quando suonava l’allarme, ci si trovava di dover ricoverare al rifugio dell’aeroporto. Tutto sommato era quello il nostro… rifugio preferito!

Gli amici non mancano…

Intervista di Fulvio Chianese a Guglielmo Biffani, pilota 4°Stormo C.T. in occasione di una sua visita a Gorizia.
... A me m’ha salvato la guerra, credimi. A me bere m’a’ sempre piaciuto. Un momento, m’e’ piaciuto il vino in quantita’ giuste, a pasto un bicchiere, due bicchieri, no ? E quando capitava un cognacchino, un grappino, una graspa, no? Se fossi rimasto a Gorizia non mi sarei salvato piu’, non tanto dai colleghi ma dai borghesi. Uno di questi era Gianni Defilippo. Un goriziano alto. “Gianni Flascutta”, lo chiamavano “Fiaschetta”. Il pullman che dall’aeroporto ci portava a Gorizia fermava al bar alle Ali e terminava la corsa in Piazza della Vittoria ed io mi ricordo che mi abbassavo, cercavo di non farmi vedere dagli amici che mi aspettavano e che inesorabilmente ti portavano in osteria. Ricordo Sergio Pitassi(…) Si, Pitassi, Defilippo ed un altro di cui non ricordo il nome, un bel ragazzo, beh, arrivato in piazza della Vittoria scendevo e andavo in cerca di qualche ragazza. Camminavo e mano, mano mi rinfrancavo quando improvvisamente: “Biffi,…Biffi!” Porca miseria sono rovinato! “Beh, Biffi, Biffi andiamo a bere un tajut”. Poi incontravi quell’altro e diventavano cinque o sei come minimo. Insomma dopo un’ora ero sbronzo. Ma veramente. Quindi la serata rovinata. Non mi salvavo piu’, non avevo pace. …i piloti che venivano da Gorizia li riconoscevi subito da come volavano … erano tutti dei fuori classe !

A seguito del trattato di pace di Parigi del ’47, la provincia di Gorizia che aveva 2.730 km2 si ridurrà a circa 215 km2, cioè meno di 1/12, con 9 comuni su 42; i restanti 33 saranno ceduti alla Jugoslavia.
Anche la popolazione subirà una drastica diminuzione passando dai 209.700 abitanti a 139.403 (censimento 2019)

AZIONI OSTILI

Seppure di rado, non mancano azioni ostili nei confronti degli aviatori come riporta lo stralcio per la Divisione operazione con oggetto “Relazione 4° Stormo aeroplani da caccia” del 1934:

omissis …. E’ da tener presente che il campo di Gorizia è circondato da abitanti di popolazione in prevalenza allogena che sopporta con dispetto o per lo meno con grande apatia la nostra presenza, malgrado l’ aeroporto abbia con ogni mezzo provveduto a beneficiare i poveri di detti paesi. Gran parte degli uomini validi non si iscrive al PFN. Ciò dà seriamente da pensare per la sicurezza dell’ aeroporto.

IL DUCA D’ AOSTA

Come da tradizione, ogni primogenito di famiglia nobiliare è destinato alla carriera militare nell’ arma di artiglieria. Terminato il ciclo libico, il Duca delle Puglie (acquisirà il titolo di Aosta dopo la morte del padre Emanuele Filiberto) viene destinato nella primavera del ’31 al comando del 23° Reggimento Artiglieria da Campagna con sede a Trieste.

Durante una settimana trascorsa a Roma, Amedeo chiede al Ministro dell’ Aeronautica Balbo che gli venga affidato un ufficiale pilota per i voli di addestramento. Il Ministro mette a disposizione l’ufficiale Briganti con il quale il duca si reca ogni mattina a Centocelle e dove si trattiene fino a tardo pomeriggio. Un giorno Briganti gli chiede “ Allora, altezza reale, l’avremo in aviazione? “ e il Duca scrollando la testa “ Devo lottare parecchio, il ministro della guerra fa resistenza e purtroppo anche mio padre la pensa così. Bisogna conoscerlo mio padre, è un osso duro. Ma chissà!  Trenta giorni dopo è in uniforme da colonnello dell’aviazione.

Amedeo aveva già da tempo richiesto l’autorizzazione al Re di passare all’aeronautica, arma a lui più congeniale ed il Re dopo qualche esitazione, lo accontenta. Il 2 maggio 1932 il Re autorizza il passaggio dall’artiglieria  in aviazione.
L’ 11 giugno è Comandante del 21° Stormo Ricognizione Terrestre a Gorizia. Un anno dopo diventerà comandante del 4° Stormo Caccia.

I goriziani accolgono con entusiasmo la presenza del Duca, alto slanciato di bel aspetto e gentile. Amedeo ricambia partecipando agli eventi sociali più importanti come l’ inaugurazione del nuovo ospedale Psichiatrico Provinciale e dell’ Ospedale Sanatoriale della Previdenza Sociale.
Anche la Duchessa Anna, moglie di Amedeo esprime la vicinanza alla popolazione visitando il dispensario per lattanti, inaugurando l’ asilo infantile di Biglia e presiedendo alla cerimonia di benedizione delle bandiere degli asili di Laglesie, Ugovizza, Valbruna e Pontebba.

Gorizia 7 dicembre 1932, visita della Duchessa Anna all’asilo nido “Duchessa Anna d’Aosta” (Arch. Musei Prov. Go Anna a8anna04)



INAUGURAZIONE OSPEDALE PSICHIATRICO E SANATORIO

Gorizia 4 giugno 1933
Dopo il saluto al Duca d’Aosta in aeroporto, le autorità raggiungono la periferia della città in località S.Pietro dove sorgono i nuovi complessi ospedalieri psichiatrico e sanatoriale. Accompagnano il Duca l’aiutante di campo Col. Volpini e l’ Ufficiale d’ordinanza Ten.Conte de la Forest. Il corteo accolto da una folla festante si ferma davanti l’ospedale psichiatrico  e mentre la banda intona la Marcia Reale e Giovinezza, un picchetto armato rende gli onori militari all’augusto personaggio che passa in rassegna. 
Tra le autorita’ presenti il Prefetto di Gorizia Comm. Avv. N. Enrico Trotta e il Podestà Gran Uff. GiorgioBombig, l ‘Arcivescovo Mons.Giovanni Sirotti, il comandante dell’aeroporto T. Col. Vincenzo Velardi, ufficiali del R.E., della R. Aeronautica e della Milizia, le Associazioni d’arma e combattentistiche, gli Ordini professionali, il Direttivo del P.N.F., i presidi d’Istituto con le scolaresche, i podestà del mandamento, i rappresentanti del G.U.F. , delle imprese a cui sono state affidati i lavori e delle Federazioni sindacali. Di fronte alla tribuna sono schierati gli allievi del vicino Istituto Figli degli Aviatori (ONFA) mentre davantil’ingresso della direzione i labari dell’ Amministrazione Provinciale, Comunale e dei Fasci. 
Dopo la benedizione dell’edificio centrale del manicomio e il discorso del Presidente della Provincia, il Duca d’Aosta con la chiave d’argento apre l’ingresso principale della direzione e accompagnato dalle autorità inizia la visita agli edifici. Sosta nella biblioteca dove il Segretario Generale della Provincia Cav. Achille Vidri legge il verbale dell’inaugurazione sul quale Amedeo di Savoia pone la  firma. Terminata la visita il Duca si reca a piedi nel vicino ospedale sanatoriale per l’inaugurazione.

Inaugurazione Ospedale Sanatorio (arch. Musei Prov.Go. a8amedeo05b)

R.U.N.A.

Nel 1934 una trentina di appassionati fondano la sezione goriziana del Reale Aero Club d’Italia intitolato al pilota cormonese Luciano Marni caduto nei cieli libici. Primo presidente e’ il Sig. Gallabresi al quale subentra il Prof. Sussi Luigi, segretario il Sig. Costantini. Nella primavera del ’35 in collaborazione con il Reale Aero Club di Udine la sezione goriziana organizza il primo corso di pilotaggio con  il quale si brevettano dieci  piloti. 
L’anno seguente assume la denominazione di Reale Aero Club d’Italia per cambiare ancora denominazione nel 1936 in Reale Unione Nazionale Aeronautica (R.U.N.A.)

IL DUCA D’ AOSTA COMANDANTE DELLA 3^ AEROBRIGATA
Il 28 marzo 1934 il Amedeo Savoia lascia il comando del 4° Stormo per prendere, con il grado di Generale di Brigata Aerea, il comando della 3^ Brigata Aerea composta dal 1° e 4° Stormo con sede a Gorizia.

IL DUCA D’ AOSTA COMANDANTE DELLA 1^ DIVISIONE AEREA “AQUILA”
Nel marzo 1936 Amedeo di Savoia con il grado di Generale di Divisione Aerea prende il Comando della Divisione Aerea Aquila composta dalla 1^ Brigata Aerea (8° e 14° Stormo) e dalla 3^ Brigata Aerea (1°e 4° Stormo e per un breve periodo anche il 6° Stormo) con sede a  Gorizia.

Il 5 settembre del 1937 la sede Provinciale di Gorizia della R.U.N.A. “Luciano Marni” organizza il 2° Avioraduno goriziano: sull’ aeroporto “E. Grego” atterrano 29 apparecchi civili provenienti da diversi aerodromi, 7 da Bologna, 1 da Roma, 1 da Trieste, 5 da Udine,1 da Torino, 3 da Ravenna, 3 da Milano, 1 da Novara, 3 da Bergamo, 2 da Treviso e 2 da Vicenza. 

CITTADINANZA ONORARIA

L’ 11 dicembre 1937 Amedeo di Savoia riceve la cittadinanza onoraria della città di Gorizia e poco dopo, con la nomina a Vicerè d’ Etiopia parte per l’ Africa.

SET CINEMATOGRAFICO
Nell’ estate del 1938 sull’ aeroporto si girano le riprese del film “Luciano Serra pilota”con Amedeo Nazzari, Germana Polieri e Roberto Villa.

LA PITTURA FUTURISTICA

Tullio Crali, nato a Igalo (Montenegro) il 6 dicembre 1910, nel 1922 si trasferisce con la famiglia a Gorizia.
Nel 1928 Crali vola per la prima volta: il suo entusiasmo per il volo e la sua esperienza di pilota d’ora in poi influenzerà la sua produzione artistica. Nel 1929 si mette in contatto con Filippo Tommaso Marinetti ed entra ufficialmente nel movimento futurista.
Assiduo frequentatore del campo d’ aviazione, gli aeroplani sono ispirazione per i suoi quadri: il volare, il librarsi al di sopra dei punti di vista comuni e la libertà di spaziare dove altri prima di lui non avevano mai spaziato, fornendo all’  arte un contributo originalissimo ed incredibile. 


Nel 1940 per la sezione goriziana della R.U.N.A. il pittore goriziano allestirà una mostra di aeropittura dedicata al maggiore Botto che la inaugurerà il 16 marzo dello stesso anno in occasione della manifestazione aviatoria indetta dal G.U.F. “Guido Resen” con la collaborazione della R.U.N.A.
Durante la manifestazione aerea è prevista la visita all’ aeroporto e il battesimo del volo di alcuni volenterosi con voli panoramici sulla città.

INTITOLAZIONE DELL’ AEROPORTO
Il 20 marzo 1942 l’ aeroporto viene intitolato al Duca d’Aosta.

IL DUCE A GORIZIA
Il 31 luglio 1942 il Duce accompagnato dal segretario del partito, giunge all’aeroporto di Gorizia pilotando il trimotore personale SIAI SM82: ad accoglierlo il Gen. Ferrario comandante del Corpo d’Armata di Trieste. Da Gorizia Mussolini si reca al Sacrario Militare di Redipuglia per l’ omaggio ai Caduti e alla tomba del Duca d’ Aosta, quindi a Castelnuovo d’ Istria per assistere all’ esercitazione di tiro. Ritornato a Gorizia tiene un discorso presso il comando della zona militare quindi riparte dall’ aeroporto di Merna per far ritorno a Roma.

Mercoledi 8 settembre ’43 alle 12,30 suona l’ allarme aereo: in lontananza il rombo dei bombardieri americani diretti in Austria.

L ‘ ARMISTIZIO

La sera dell’8 settembre 1943, la radio diffonde la notizia dell’armistizio che il Generale Badoglio ha firmato in gran segreto con le forze alleate qualche giorno prima. All’annuncio segue la precipitosa fuga notturna da Roma del Re, del governo e del comando supremo lasciando la nazione nel caos. L’unica direttiva alle forze armate è di non cadere in mani tedesche.
Per sicurezza si provvede all’ evacuazione della sede di San Pietro di Gorizia ove gli allievi, terminate le colonie, attendono, studiando l’inizio del nuovo anno scolastico. Lo sgombro avviene il 13 settembre, a ridosso dell’ armistizio, in un clima di generale confusione e pericolo.
Il direttore T.Col. Giuseppe Rossi, utilizzando gli automezzi posti a disposizione della 2^ Zona Aerea di Padova, fa tappa con gli allievi la prima notte presso l’ aeroporto di Casarsa (pernottamento sui camion) quindi, dopo un fallito tentativo di raggiungere Mestre, ad Oderzo indicata come zona non ancora occupata dai tedeschi con pernottamento presso il collegio del Vescovo Visentini. Da Oderzo gli allievi residenti al nord, a mezzo ferrovia vengono inviati alle famiglie. In treno si prosegue per Loreto per restituire alle famiglie i restanti allievi, ad eccezione del gruppo di Fermo che viene fatto proseguire sino al Convitto “G.Montani”

I civili che non sono impiegati in guerra vengono inquadrati dai tedeschi nella Todt mentre con l’ ordinanza del 22 febbraio 1944 firmata dal Supremo Commissario nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Dott. Rainer, richiama le classi del 1923, ’24, e ’25 al servizio di guerra.


A seguito del Bando di mobilitazione del 1944 per le classi 1923 ’24 ’25 che prevedeva l’impiego nella Todt, o l’arruolamento nella difesa territoriale, o nella polizia o nelle Forze armate germaniche, o  nelle Forze armate reppublicane italiane, assieme ad alcuni compagni di scuola scelsi di essere impiegato nella Todt. Mi recai il giorno 8 marzo alla caserma del Fante, come indicato sulla cartolina precetto, per la visita medica che mi dichiaro’ abile e per la destinazione del mio impiego. Scelsi di essere inquadrato nella Todt. Due giorni dopo ricevetti la cartolina dell’organizzazione della Todt che mi invitava di presentarmi alla ditta Tacchino in p.zza Italo Balbo: la ditta lavorava per conto della Todt e faceva terrapieni nelle zone limitrofe all’aeroporto per riparare gli aeroplani da eventuali attacchi. Il giorno dopo alle 8.00 dovevo presentarmi in campo d’aviazione e il giorno 11 marzo iniziai a lavorare.  L’orario andava dalle 8.00 alle 12.00 poi pausa di mezz’ora per riprendere alle 12.30 fino alle 16.30. Eravamo iscritti al libro paga a 4,50 lire all’ora piu’6 lire di presenza al giorno con 4 lire di trattenute.
Sig. La Stella

G.T.V.

ll G.T.V. (Gruppo Trasporti Velivoli) si costituisce il 15 settembre 1943 sull’aeroporto di Aviano (Pn) al comando del Cap. Antonio De Camillis e poco dopo, il 18 dello stesso mese viene trasferito sul campo di Gorizia. Fanno parte del reparto personale che, rifiutando la capitolazione, si e’ volontariamente messo a disposizione della Luftwaffe con il compito di salvaguardare e recuperare il materiale di volo disseminato sui vari campi di volo del centro – nord Italia.
Il Gruppo verrà sciolto nel settembre 1944.

Ai primi di marzo del 1944, per la sicurezza dell’aeroporto di Gorizia-Merna, viene schierato a Sant’Andrea un Nucleo Paracadutisti di Protezione dell’A.N.R. con il compito di affiancare alcuni militi del 4° Reggimento M.D.T. (Milizia Difesa Territoriale) “Gorizia” nella difesa contraerea, contro attacchi di truppe aviotrasportate e nella sorveglianza antisabotaggi. Distaccamenti prendono posizione a Castel Rubbia, San Pietro e Merna.

SPEZZONAMENTO

La sera del 10 marzo 1944 gli aerosiluranti del Ten. Faggioni partono da Perugia per un’ azione di contrasto allo sbarco degli Alleati a Nettuno e ad Anzio: viene silurato un piroscafo avversario con il danneggiamento di un altro e di un cacciatorpediniere. Nella sera del 14 marzo viene ripetuto l’ attacco che provoca probabilmente il danneggiamento di due navi nemiche.
Per tutta risposta il 18 marzo 1944 gli alleati bombardano con spezzoni l’ aeroporto di Gorizia.

BOMBARDAMENTI E INCURSIONI

Il 29 agosto 1944 alle ore 10 alcune bombe cadono nella zona tra Piazza Corno (ora Largo Pacassi) e le vicine via Pellico e Formica. Le bombe cadute risultarono parte di una scia che cominciava al ponte ferroviario di Salcano, che fu mancato, nel probabile tentativo di alleggerimento di un bombardiere forse colpito o disturbato dall’antiaerea della M.D.T. (Milizia Difesa Territoriale) posizionata nei pressi del canecida in via degli Scogli. Il mese successivo
quattro aerei appartenenti all’Aeronautica cobelligerante di Badoglio mitragliano la citta’.

Il 9 settembre 1949 viene redatto lo Statuto dell’Aero Club di Gorizia intitolato alla memoria del Cap. Osservatore Luciano Marni di Cormons caduto nei cieli libici.

Il 10 settembre 1944 formazioni compatte di bombardieri americani sorvolano per tutta la giornata la città in direzione Sabotino verso l’Austria.

Il 16 ottobre 1944 bombardieri americani bombardano l’armamento ferroviario tra la stazione e il ponte sull’Isonzo

L’ 1 e 31 dicembre 1944 alcuni aerei alleati falliscono il bombardamento del ponte ferroviario di Salcano: le bombe cadono sul vicino cimitero con il primo raid e nelle acque dell’Isonzo con il secondo. Il 3 gennaio 1945 nuovo tentativo di bombardamento senza riuscire a distruggere il ponte.

15 gennaio 1945 pesante bombardamento sulla stazione ferroviaria della Transalpina con danneggiamento dello scalo e di altre strutture infrastrutture ferroviarie. Danni anche alle caserme di via Trieste e al ponte VIII Agosto con mitragliamento finale sugli stessi obiettivi da parte dei caccia.

Febbraio 1945 si intensificano le incursioni dei bombardieri con i sorvoli alti e isolati, per lo più notturni, di misteriosi bimotori ribattezzati “Pippo”. Si tratta probabilmente di velivoli P38 Lightning.

8 febbraio 1945 doppia incursione sulla stazione della Transalpina, al mattino e al pomeriggio, con lancio di manifestini e bombe: oltre a danneggiare lo scalo ferroviario colpiscono una fabbrica di sapone tra via Corsica e via San Gabriele. Dodici giorni dopo una nuova incursione sulla stazione che provoca due morti.

23 e 24 febbraio 1945 bombardamenti e mitragliamenti in picchiata, con la distruzione di un magazzino all’interno di una caserma di via Trieste e la morte di un contadino.

Marzo 1945 formazione di bombardieri sbuca all’ improvviso da dietro il Sabotino senza il consueto preavviso della sirena d’allarme. Un bombardiere colpito dalla contraerea si stacca dalla formazione e per allegerirsi sgancia sul parco Coronini 17 bombe provocando 15 morti e una ventina di feriti. L’aereo, un Liberator prima di schiantarsi nella campagna tra Visco e Palmanova svuota il carburante sopra la Mainizza.

4 marzo 1945 nuovo attacco sulla stazione della Transalpina da parte di due ondate di bombardieri che sganciarono almeno un centinaio di bombe ciascuna.

6 e 7 marzo 1945 bombardamento dei ponti ferroviari sull’Isonzo. Nei giorni successivi bombardamenti a cadenza quotidiana sulle due stazioni, sui ponti sull’Isonzo e sulle caserme.

12 marzo 1945 nuovo bombardamento del ponte di Salcano ma solo una bomba riesce a colpirlo senza esplodere attraversandolo e lasciando un gran foro in mezzo ai binari.

14, 16, 18 e 19 marzo 1945 nuovo bombardamento sulla stazione Transalpina. Vengono lanciate 190 bombe il 14 marzo, 10 bombe il 16 e 440 il giorno 18 marzo. Da registrare anche ripetuti attacchi aerei sugli snodi ferroviari tra San Pietro e Vertoiba.

20 marzo 1945 nuovo bombardamento americano, andato a vuoto del ponte di Salcano.

Aprile 1945 nuove ondate di bombardamenti e mitragliamenti sulla stazione della Transalpina, Straccis e la stazione Centrale.

6 e 7 aprile 1945 bomnardamento notturno a Sant’Andrea e Straccis.

8 aprile 1945 bombardamento della zona Nord e Sud della città

Quel giorno i bombardieri, che diversamente dal solito provenivano da ovest verso est, una volta oltrepassata la citta’ invertirono la rotta e bombardarono una fascia comprendente i colli della Castagnavizza e del Rafut, le vie Formica e Corsica, piazza Catterini (ora piazza Medaglie d’Oro) e via Orzoni, la piazza de Amicis e la parte terminale di via Tunisi oggi via Ascoli dalla Sinagoga fino al Corno, Piazzutta e infine la parte meridionale della citta’, dalla Chiesa di S.Giusto fino a Sant’Andrea

Dopo l’8 aprile 1945 continuano i sorvoli di “Pippo”, e i bombardamenti mirati sugli impianti industriali di Straccis, Piedimonte e sul ponte di Salcano senza colpirlo.

25 aprile 1945 ultimo bombardamento della stazione della Transalpina.

26 aprile 1945 aerei alleati sorvolano in continuazione la citta’ senza sganciare bombe: viene colpita la linea ferroviaria Savogna-Rubbia.

29 aprile 1945 il presidio tedesco si ritira abbandonando l’aeroporto di Gorizia.

OCCUPAZIONE ALLEATA

Il 29 aprile 1945 gli ultimi militari tedeschi presenti nell’ aeroporto, avieri dei servizi di guardia, soldati della contraerea e di varie attivita’ logistiche, abbandonano il campo. Il 1° maggio entrano a Gorizia le avanguardie partigiane del IX Korpus sloveno perquisendo e occupando gli edifici dell’ aeroporto senza tuttavia installare un presidio fisso. Per questo motivo le truppe dell’ 8^Armata britannica arrivate a Gorizia nei giorni seguenti (neozelandesi, sudafricani e indiani), avendo trovato l’ aeroporto sgombro da truppe, si affrettarono ad occuparlo utilizzandolo come caserma e parcheggio per automezzi nonché come deposito di materiale militare. In base agli accordi d’ occupazione stabiliti gia’ un anno prima della fine della guerra, la zona di Gorizia, le sue adiacenze e l’ alto corso dell’ Isonzo fino al confine con l’ Austria doveva essere occupata dall’ Esercito degli Stati Uniti, mentre le truppe britanniche avrebbero dovuto attestarsi lungo il basso corso dell’ Isonzo controllando il Gradiscano, il Monfalconese e Trieste. Avendo l’ esercito jugoslavo occupato aree gia’ attribuite agli Alleati, sorsero subito attriti fra i rispettivi Comandi, con conseguenti trattative diplomatiche per risolvere il contenzioso. Il 6 maggio 1945 giunge la 91^ Divisione di Fanteria U.S. i cui reggimenti hanno l’ incarico di occupare il territorio goriziano e di sostituire gradualmente parte delle truppe britanniche in via di trasferimento a Trieste. L’ aeroporto di Merna si viene a trovare nel territorio assegnato al 363° Reggimento, cui compete il controllo della zona a sud della strada statale 56 fino al fiume Vipacco. Poiche’ la superficie dell’ aeroporto e’ vasta e conta ancora diversi edifici agibili, viene scelto come sede del Comando di Reggimento e di altri Comandi minori, quali l’ artiglieria, le unita’ anticarro ed il battaglione meccanizzato e di tutti i servizi necessari ad affrontare situazioni di emergenza. Nel lato sud-ovest del campo viene creato l’ accampamento atto al ricovero della truppa e dei materiali. Questa situazione di provvisorieta’ dura sino agli inizi di giugno, quando con gli accordi stipulati a Belgrado viene creata la “Linea Morgan” che stabilisce precise aree di occupazione fra i rispettivi eserciti con conseguente sgombero delle citta’ di Gorizia e Trieste e delle zone limitrofe gia’ occupate dalle truppe jugoslave. L’ aeroporto resta base fissa per molte unita’ della 91^ Divisione U.S., che pero’ trasferisce tutti i suoi Comandi e gran parte delle truppe nelle caserme ormai sgombre della città.

velivolo da osservazione aerea Stinson L.5 “Sentinel”. Visibili sul timone le insegne del 337° Battaglione di Artiglieria Campale, inserite nel quadrifoglio blu, emblema dell’ 88^ Divisione U.S.A. (Arc. Ceschia05)

Nel febbraio del ’47 viene firmato a Parigi il trattato di pace fra l’ Italia e le potenze Alleate vincitrici. Gorizia rimane all’ Italia mentre per Trieste e parte della sua provincia si costituisce il Territorio Libero di Trieste sotto il controllo degli Alleati. A protezione di quel Territorio, nel marzo 1947 l’ U.S.Army trasferisce da Gorizia a Trieste parte degli effettivi della 88^ Divisione tra cui gli aerei da ricognizione. Nei mesi successivi tutta l’ unita’ prende servizio nel nuovo campo di aviazione di Prosecco (Ts). L’ aeroporto, ormai abbandonato, in quanto bene demaniale viene consegnato all’ Aeronautica Militare, ma l’ attivita’ aviatoria, a causa della vicinanza del nuovo confine e in ottemperanza alle clausole del Trattato di Pace, si limita ai soli voli civili e sportivi. 

Aeroporto di Gorizia, estate 1946. 88th Divisione (Arch. Chersovani 012-003)