A seguito del trattato di pace di Parigi del ’47, la provincia di Gorizia che aveva 2.730 km2 si ridurrà a circa 215 km2, cioè meno di 1/12, con 9 comuni su 42; i restanti 33 saranno ceduti alla Jugoslavia.
Anche la popolazione subirà una drastica diminuzione passando dai 209.700 abitanti a 139.403 (censimento 2019)


Nel 1940 per la sezione goriziana della R.U.N.A. il pittore goriziano allestirà una mostra di aeropittura dedicata al maggiore Botto che la inaugurerà il 16 marzo dello stesso anno in occasione della manifestazione aviatoria indetta dal G.U.F. “Guido Resen” con la collaborazione della R.U.N.A.
Durante la manifestazione aerea è prevista la visita all’ aeroporto e il battesimo del volo di alcuni volenterosi con voli panoramici sulla città.

IL DUCE A GORIZIA
Il 31 luglio 1942 il Duce accompagnato dal segretario del partito, giunge all’aeroporto di Gorizia pilotando il trimotore personale SIAI SM82: ad accoglierlo il Gen. Ferrario comandante del Corpo d’Armata di Trieste. Da Gorizia Mussolini si reca al Sacrario Militare di Redipuglia per l’ omaggio ai Caduti e alla tomba del Duca d’ Aosta, quindi a Castelnuovo d’ Istria per assistere all’ esercitazione di tiro. Ritornato a Gorizia tiene un discorso presso il comando della zona militare quindi riparte dall’ aeroporto di Merna per far ritorno a Roma.

Mercoledi 8 settembre ’43 alle 12,30 suona l’ allarme aereo: in lontananza il rombo dei bombardieri americani diretti in Austria.

L ‘ ARMISTIZIO

La sera dell’8 settembre 1943, la radio diffonde la notizia dell’armistizio che il Generale Badoglio ha firmato in gran segreto con le forze alleate qualche giorno prima. All’annuncio segue la precipitosa fuga notturna da Roma del Re, del governo e del comando supremo lasciando la nazione nel caos. L’unica direttiva alle forze armate è di non cadere in mani tedesche.
Per sicurezza si provvede all’ evacuazione della sede di San Pietro di Gorizia ove gli allievi, terminate le colonie, attendono, studiando l’inizio del nuovo anno scolastico. Lo sgombro avviene il 13 settembre, a ridosso dell’ armistizio, in un clima di generale confusione e pericolo.
Il direttore T.Col. Giuseppe Rossi, utilizzando gli automezzi posti a disposizione della 2^ Zona Aerea di Padova, fa tappa con gli allievi la prima notte presso l’ aeroporto di Casarsa (pernottamento sui camion) quindi, dopo un fallito tentativo di raggiungere Mestre, ad Oderzo indicata come zona non ancora occupata dai tedeschi con pernottamento presso il collegio del Vescovo Visentini. Da Oderzo gli allievi residenti al nord, a mezzo ferrovia vengono inviati alle famiglie. In treno si prosegue per Loreto per restituire alle famiglie i restanti allievi, ad eccezione del gruppo di Fermo che viene fatto proseguire sino al Convitto “G.Montani”

I civili che non sono impiegati in guerra vengono inquadrati dai tedeschi nella Todt mentre con l’ ordinanza del 22 febbraio 1944 firmata dal Supremo Commissario nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Dott. Rainer, richiama le classi del 1923, ’24, e ’25 al servizio di guerra.


A seguito del Bando di mobilitazione del 1944 per le classi 1923 ’24 ’25 che prevedeva l’impiego nella Todt, o l’arruolamento nella difesa territoriale, o nella polizia o nelle Forze armate germaniche, o  nelle Forze armate reppublicane italiane, assieme ad alcuni compagni di scuola scelsi di essere impiegato nella Todt. Mi recai il giorno 8 marzo alla caserma del Fante, come indicato sulla cartolina precetto, per la visita medica che mi dichiaro’ abile e per la destinazione del mio impiego. Scelsi di essere inquadrato nella Todt. Due giorni dopo ricevetti la cartolina dell’organizzazione della Todt che mi invitava di presentarmi alla ditta Tacchino in p.zza Italo Balbo: la ditta lavorava per conto della Todt e faceva terrapieni nelle zone limitrofe all’aeroporto per riparare gli aeroplani da eventuali attacchi. Il giorno dopo alle 8.00 dovevo presentarmi in campo d’aviazione e il giorno 11 marzo iniziai a lavorare.  L’orario andava dalle 8.00 alle 12.00 poi pausa di mezz’ora per riprendere alle 12.30 fino alle 16.30. Eravamo iscritti al libro paga a 4,50 lire all’ora piu’6 lire di presenza al giorno con 4 lire di trattenute.
Sig. La Stella

G.T.V.

ll G.T.V. (Gruppo Trasporti Velivoli) si costituisce il 15 settembre 1943 sull’aeroporto di Aviano (Pn) al comando del Cap. Antonio De Camillis e poco dopo, il 18 dello stesso mese viene trasferito sul campo di Gorizia. Fanno parte del reparto personale che, rifiutando la capitolazione, si e’ volontariamente messo a disposizione della Luftwaffe con il compito di salvaguardare e recuperare il materiale di volo disseminato sui vari campi di volo del centro – nord Italia.
Il Gruppo verrà sciolto nel settembre 1944.

Ai primi di marzo del 1944, per la sicurezza dell’aeroporto di Gorizia-Merna, viene schierato a Sant’Andrea un Nucleo Paracadutisti di Protezione dell’A.N.R. con il compito di affiancare alcuni militi del 4° Reggimento M.D.T. (Milizia Difesa Territoriale) “Gorizia” nella difesa contraerea, contro attacchi di truppe aviotrasportate e nella sorveglianza antisabotaggi. Distaccamenti prendono posizione a Castel Rubbia, San Pietro e Merna.

SPEZZONAMENTO

La sera del 10 marzo 1944 gli aerosiluranti del Ten. Faggioni partono da Perugia per un’ azione di contrasto allo sbarco degli Alleati a Nettuno e ad Anzio: viene silurato un piroscafo avversario con il danneggiamento di un altro e di un cacciatorpediniere. Nella sera del 14 marzo viene ripetuto l’ attacco che provoca probabilmente il danneggiamento di due navi nemiche.
Per tutta risposta il 18 marzo 1944 gli alleati bombardano con spezzoni l’ aeroporto di Gorizia.

BOMBARDAMENTI E INCURSIONI

Il 29 agosto 1944 alle ore 10 alcune bombe cadono nella zona tra Piazza Corno (ora Largo Pacassi) e le vicine via Pellico e Formica. Le bombe cadute risultarono parte di una scia che cominciava al ponte ferroviario di Salcano, che fu mancato, nel probabile tentativo di alleggerimento di un bombardiere forse colpito o disturbato dall’antiaerea della M.D.T. (Milizia Difesa Territoriale) posizionata nei pressi del canecida in via degli Scogli. Il mese successivo
quattro aerei appartenenti all’Aeronautica cobelligerante di Badoglio mitragliano la citta’.

Il 9 settembre 1949 viene redatto lo Statuto dell’Aero Club di Gorizia intitolato alla memoria del Cap. Osservatore Luciano Marni di Cormons caduto nei cieli libici.

Il 10 settembre 1944 formazioni compatte di bombardieri americani sorvolano per tutta la giornata la città in direzione Sabotino verso l’Austria.

Il 16 ottobre 1944 bombardieri americani bombardano l’armamento ferroviario tra la stazione e il ponte sull’Isonzo

L’ 1 e 31 dicembre 1944 alcuni aerei alleati falliscono il bombardamento del ponte ferroviario di Salcano: le bombe cadono sul vicino cimitero con il primo raid e nelle acque dell’Isonzo con il secondo. Il 3 gennaio 1945 nuovo tentativo di bombardamento senza riuscire a distruggere il ponte.

15 gennaio 1945 pesante bombardamento sulla stazione ferroviaria della Transalpina con danneggiamento dello scalo e di altre strutture infrastrutture ferroviarie. Danni anche alle caserme di via Trieste e al ponte VIII Agosto con mitragliamento finale sugli stessi obiettivi da parte dei caccia.

Febbraio 1945 si intensificano le incursioni dei bombardieri con i sorvoli alti e isolati, per lo più notturni, di misteriosi bimotori ribattezzati “Pippo”. Si tratta probabilmente di velivoli P38 Lightning.

8 febbraio 1945 doppia incursione sulla stazione della Transalpina, al mattino e al pomeriggio, con lancio di manifestini e bombe: oltre a danneggiare lo scalo ferroviario colpiscono una fabbrica di sapone tra via Corsica e via San Gabriele. Dodici giorni dopo una nuova incursione sulla stazione che provoca due morti.

23 e 24 febbraio 1945 bombardamenti e mitragliamenti in picchiata, con la distruzione di un magazzino all’interno di una caserma di via Trieste e la morte di un contadino.

Marzo 1945 formazione di bombardieri sbuca all’ improvviso da dietro il Sabotino senza il consueto preavviso della sirena d’allarme. Un bombardiere colpito dalla contraerea si stacca dalla formazione e per allegerirsi sgancia sul parco Coronini 17 bombe provocando 15 morti e una ventina di feriti. L’aereo, un Liberator prima di schiantarsi nella campagna tra Visco e Palmanova svuota il carburante sopra la Mainizza.

4 marzo 1945 nuovo attacco sulla stazione della Transalpina da parte di due ondate di bombardieri che sganciarono almeno un centinaio di bombe ciascuna.

6 e 7 marzo 1945 bombardamento dei ponti ferroviari sull’Isonzo. Nei giorni successivi bombardamenti a cadenza quotidiana sulle due stazioni, sui ponti sull’Isonzo e sulle caserme.

12 marzo 1945 nuovo bombardamento del ponte di Salcano ma solo una bomba riesce a colpirlo senza esplodere attraversandolo e lasciando un gran foro in mezzo ai binari.

14, 16, 18 e 19 marzo 1945 nuovo bombardamento sulla stazione Transalpina. Vengono lanciate 190 bombe il 14 marzo, 10 bombe il 16 e 440 il giorno 18 marzo. Da registrare anche ripetuti attacchi aerei sugli snodi ferroviari tra San Pietro e Vertoiba.

20 marzo 1945 nuovo bombardamento americano, andato a vuoto del ponte di Salcano.

Aprile 1945 nuove ondate di bombardamenti e mitragliamenti sulla stazione della Transalpina, Straccis e la stazione Centrale.

6 e 7 aprile 1945 bomnardamento notturno a Sant’Andrea e Straccis.

8 aprile 1945 bombardamento della zona Nord e Sud della città

Quel giorno i bombardieri, che diversamente dal solito provenivano da ovest verso est, una volta oltrepassata la citta’ invertirono la rotta e bombardarono una fascia comprendente i colli della Castagnavizza e del Rafut, le vie Formica e Corsica, piazza Catterini (ora piazza Medaglie d’Oro) e via Orzoni, la piazza de Amicis e la parte terminale di via Tunisi oggi via Ascoli dalla Sinagoga fino al Corno, Piazzutta e infine la parte meridionale della citta’, dalla Chiesa di S.Giusto fino a Sant’Andrea

Dopo l’8 aprile 1945 continuano i sorvoli di “Pippo”, e i bombardamenti mirati sugli impianti industriali di Straccis, Piedimonte e sul ponte di Salcano senza colpirlo.

25 aprile 1945 ultimo bombardamento della stazione della Transalpina.

26 aprile 1945 aerei alleati sorvolano in continuazione la citta’ senza sganciare bombe: viene colpita la linea ferroviaria Savogna-Rubbia.

29 aprile 1945 il presidio tedesco si ritira abbandonando l’aeroporto di Gorizia.

OCCUPAZIONE ALLEATA

Il 29 aprile 1945 gli ultimi militari tedeschi presenti nell’ aeroporto, avieri dei servizi di guardia, soldati della contraerea e di varie attivita’ logistiche, abbandonano il campo. Il 1° maggio entrano a Gorizia le avanguardie partigiane del IX Korpus sloveno perquisendo e occupando gli edifici dell’ aeroporto senza tuttavia installare un presidio fisso. Per questo motivo le truppe dell’ 8^Armata britannica arrivate a Gorizia nei giorni seguenti (neozelandesi, sudafricani e indiani), avendo trovato l’ aeroporto sgombro da truppe, si affrettarono ad occuparlo utilizzandolo come caserma e parcheggio per automezzi nonché come deposito di materiale militare. In base agli accordi d’ occupazione stabiliti gia’ un anno prima della fine della guerra, la zona di Gorizia, le sue adiacenze e l’ alto corso dell’ Isonzo fino al confine con l’ Austria doveva essere occupata dall’ Esercito degli Stati Uniti, mentre le truppe britanniche avrebbero dovuto attestarsi lungo il basso corso dell’ Isonzo controllando il Gradiscano, il Monfalconese e Trieste. Avendo l’ esercito jugoslavo occupato aree gia’ attribuite agli Alleati, sorsero subito attriti fra i rispettivi Comandi, con conseguenti trattative diplomatiche per risolvere il contenzioso. Il 6 maggio 1945 giunge la 91^ Divisione di Fanteria U.S. i cui reggimenti hanno l’ incarico di occupare il territorio goriziano e di sostituire gradualmente parte delle truppe britanniche in via di trasferimento a Trieste. L’ aeroporto di Merna si viene a trovare nel territorio assegnato al 363° Reggimento, cui compete il controllo della zona a sud della strada statale 56 fino al fiume Vipacco. Poiche’ la superficie dell’ aeroporto e’ vasta e conta ancora diversi edifici agibili, viene scelto come sede del Comando di Reggimento e di altri Comandi minori, quali l’ artiglieria, le unita’ anticarro ed il battaglione meccanizzato e di tutti i servizi necessari ad affrontare situazioni di emergenza. Nel lato sud-ovest del campo viene creato l’ accampamento atto al ricovero della truppa e dei materiali. Questa situazione di provvisorieta’ dura sino agli inizi di giugno, quando con gli accordi stipulati a Belgrado viene creata la “Linea Morgan” che stabilisce precise aree di occupazione fra i rispettivi eserciti con conseguente sgombero delle citta’ di Gorizia e Trieste e delle zone limitrofe gia’ occupate dalle truppe jugoslave. L’ aeroporto resta base fissa per molte unita’ della 91^ Divisione U.S., che pero’ trasferisce tutti i suoi Comandi e gran parte delle truppe nelle caserme ormai sgombre della città.

velivolo da osservazione aerea Stinson L.5 “Sentinel”. Visibili sul timone le insegne del 337° Battaglione di Artiglieria Campale, inserite nel quadrifoglio blu, emblema dell’ 88^ Divisione U.S.A. (Arc. Ceschia05)

Nel febbraio del ’47 viene firmato a Parigi il trattato di pace fra l’ Italia e le potenze Alleate vincitrici. Gorizia rimane all’ Italia mentre per Trieste e parte della sua provincia si costituisce il Territorio Libero di Trieste sotto il controllo degli Alleati. A protezione di quel Territorio, nel marzo 1947 l’ U.S.Army trasferisce da Gorizia a Trieste parte degli effettivi della 88^ Divisione tra cui gli aerei da ricognizione. Nei mesi successivi tutta l’ unita’ prende servizio nel nuovo campo di aviazione di Prosecco (Ts). L’ aeroporto, ormai abbandonato, in quanto bene demaniale viene consegnato all’ Aeronautica Militare, ma l’ attivita’ aviatoria, a causa della vicinanza del nuovo confine e in ottemperanza alle clausole del Trattato di Pace, si limita ai soli voli civili e sportivi. 

Aeroporto di Gorizia, estate 1946. 88th Divisione (Arch. Chersovani 012-003)

ESTRATTO DEL TRATTATO DI PACE FRA ITALIA E LE POTENZE VINCITRICI IN MATERIA DELLA DEFINIZIONE DEI CONFINI – ART.31
PARIGI 10 febbraio 1947

Durante i preparativi della conferenza di pace del 10 febbraio 1947, a Gorizia scoppiano disordini e scontri tra manifestanti filo slavi e italiani sedati dalle forze di polizia alleate. Le parti vogliono arrivare alla conferenza dimostrando l’ appartenza della citta’ ciascuno alla propria etnia e per questo, con l’ approssimarsi della confernza, gli scontri si fanno piu’ violenti.

Le frontiere fra l’Italia e la Jugoslavia saranno determinate nel modo seguente

1. Il nuovo confine seguirà una linea che parte dal punto di congiunzione delle frontieredell’Austria, Italia e Jugoslavia, quali esistevano al 1º gennaio 1938 e  procederà verso sud, seguendo il confine del 1938 fra laJugoslavia e l’Italia fino alla congiunzione di detto confine con la linea di demarcazione amministrativa fra le province italiane del Friuli (Udine)e di Gorizia;
2. da questo punto la linea di confine coincide con la predetta linea di demarcazionefino ad un punto che trovasi approssimativamente a mezzo chilometro a nord del villaggio di Memico nella Valle dell’Iudrio;
3. abbandonando a questo punto la linea di demarcazione, fra le province italiane del Friulie di Gorizia, la frontiera si prolunga verso oriente fino ad un punto situato approssimativamente a mezzo chilometro ad ovest del villaggio in Vercogliadi Cosbana e quindi verso sud fra le valli del Quarnizzo e della Cosbana fino ad un punto a circa 1 chilometro a sud-ovest del villaggio di Fleana,piegandosi in modo da intersecare il fiume Recca ad un punto a circa un chilometro e mezzo ad est del Iudrio, lasciando ad est la strada che allacciaCosbana a Castel Dobra, per via di Nebola;
4. la linea quindi continua verso sud-est, passando immediatamente a sud della strada frale quote 111 e 172, poi a sud della strada da Vipulzano ad Uclanzi, passando per le quote 57 e 122, quindi intersecando quest’ultima strada a circa100 metri ad est della quota 122, e piegando verso nord in direzione di un punto situato a 350 metri a sud-est della quota 266;
5. passando a circa mezzo chilometro a nord del villaggio di San Floriano, la linea siestende verso oriente al Monte Sabotino (quota 610) lasciando a nord il villaggio di Poggio San Valentino;
6. dal Monte Sabotino la linea si prolunga verso sud, taglia il fiume Isonzo (Soca)all’altezza della città di Salcano, che rimane in Jugoslavia e corre immediatamente ad ovest della linea ferroviaria da Canale d’Isonzo a Montespino fino ad un punto a circa 750 metri a sud della strada Gorizia-Aisovizza;
7. allontanandosi dalla ferrovia, la linea quindi piega a sud-ovest, lasciando alla Jugoslaviala citttà di San Pietro ed all’Italia l’ospizio e la strada che lo costeggia ed a circa 700 metri dalla stazione di Gorizia-S. Marco, tagliail raccordo ferroviario fra la ferrovia predetta e la ferrovia Sagrado-Cormons, costeggia il Cimitero di Gorizia, che rimane all’Italia, passa fra la StradaNazionale n. 55 fra Gorizia e Trieste, che resta in Italia, ed il crocevia alla quota 54, lasciando alla Jugoslavia le città di Vertoiba e Merna, e raggiunge un punto situato approssimativamente alla quota 49;
8. di là, la linea continua in direzione di mezzogiorno attraverso l’altipiano del Carso, a circa un chilometro ad est della Strada Nazionale n. 55, lasciando ad est il villaggio di Opacchiasella ed a ovest il villaggio di Iamiano;
9. partendo da un punto a circa 1 chilometro ad est di Iamiano, il confine segue la linea di demarcazione amministrativa fra le province di Gorizia e di Trieste fino ad un punto a circa 2 chilometri a nord-est del villaggio di San Giovanni ed a circa mezzo chilometro a nord-ovest di quota 208, che segna il punto di incontro fra le frontiere della Jugoslavia, dell’Italia e del Territorio Libero di Trieste.

La provincia era divisa in 42 comuni e nel 1938 aveva una superficie di 2.724,72 km² con una popolazione di 200.152 abitanti e una densità di 76 ab./km². In seguito all’armistizio italiano, venne immediatamente occupata dalla Germania nazista, che già due giorni dopo proclamò l’amministrazione militare, ed entrò a far parte della Zona d’operazioni del Litorale adriatico senza tuttavia perdere la sua specificità. 
L’atto iniziale di smembramento della provincia risale invece al maggio del 1945, allorquando la porzione orientale fu occupata dalle truppe comuniste jugoslave (ANVOJ) e sottoposta ad un complicato incastro di consigli popolari facenti capo al governo sloveno, il quale cancellò ogni autorità precedente e, in attesa dell’autorizzazione internazionale alla piena annessione, unì queste terre a quelle orientali della provincia di Trieste nel cosiddetto Litorale sloveno. 
Con il trattato di pace del 1947 la parte dell’ex provincia occupata dagli alleati subì un ulteriore riduzione, arrivando nella sua parte settentrionale a retrocedere fino al confine italo-austriaco antecedente la Grande guerra, mentre solo il settore sud occidentale rimase all’Italia, l’alta e media valle dell’Isonzo venendo annessa dalla Jugoslavia e dalla Slovenia, all’epoca una delle sue sei regioni.


SCALO CIVILE REGIONALE

Nel 1947 il campo d’ aviazione di Gorizia diventa scalo civile regionale: la S.I.S.A. nel luglio dello stesso anno trasferisce attrezzature ed aeromobili sull’ aeroporto goriziano.