Bit30: 1973 (1974?). Luciano Bittesini (alfiere), Claudio Riato. In seconda fila, 2° da sinistra Raimondo Atzeni capolinea IX Gruppo
Bit31: 24 ottobre 1973 il Col. Pil. Aldo Barberi cede il Comando del 4°Stormo al
Col.Pil. Giovanni Savorelli. In piedi a sinistra Giuseppe Degli Innocenti (prenderà il comando del 4°Stormo il 24/10/1975)
Bit32: 1973. Passaggio di 7 F-104 sulla bandiera
Bit33: 1973. Tenente pilota al IX Gruppo
Bit59: Marzo 1973 giuramento. Col. Barberi
Bit34: 1974. Nove F-104 in ala
Bit35: 24 ottobre 1974 il Col. Pil. Giovanni Savorelli cede il Comando del 4°Stormo al Col.Pil. Luciano Meloni. In primo piano Luciano Bittesini (alfiere) con Claudio Riato. In secondo piano due sottufficiali del IX Gruppo
Bit37: 24 ottobre 1974 il Col. Pil. Giovanni Savorelli cede il Comando del 4°Stormo al Col.Pil. Luciano Meloni. In primo piano Luciano Bittesini (alfiere) con Claudio Riato. In secondo piano due sottufficiali del IX Gruppo
Bit36: 1974. F-104 pilotato da Bittesini
Bit38: Zona logistica Marina di Grosseto 28 marzo 1974, festa dell’Aeronautica
Bit39: Trapani 1974. Giorgio Morselli
Bit40: Grosseto 1974. Iniziale 03
Bit41: 974 da sinistra: Marco Dottori, Luciano Bittesini
Bit42: 1974. Visita Gen. Bartolucci: in volo la 96^Squadriglia
Bit43: 1975. Cambio comando 24 ottobre 1975 il Col. Pil. Luciani Meloni cede il Comando del 4°Stormo al Col. Pil. Giuseppe Degli Innocenti
Bit44: 1975 Casaccia, da destra: Eligio Freddi Anelli (camicia color bruciato), Luciano Bittesini, Claudio Riato che abbraccia Cesare Balducci. Alle spalle di Riato Claudio Colla, al suo fianco non identificato, ultimo a sinistra Altorio
Bit45: 1975. Da sinistra: Corsi, Serafini, Mazza, Altorio
Bit46: 1975. Invito casaccia
Bit49: 1975. Schieramento
Bit50: Andrea Zani, 20°Gruppo
Bit52: 1975. Cena di Natale. Da sinistra Facchi, Bittesini
Bit53 Circolo ufficiali, gavettoni estintori
Bit54 Circolo ufficiali, da sinistra: Carlo Cordovani, Marco Dottori, Andrea Zani
Bit56: Festa casaccia. Bittesini a destra
Bit57: Ingresso comando IX Gruppo. Elica appartenuta ad un North American P-51 Mustang del IX Gruppo
Bit61: In formazione verso l’ Amiata
Bit63: Visita del CSMA ex 96^Sq.
Bit64: Incidente volo
Bit65: Incidente volo

da “Sicurezza del volo” aeronautica militare italiana, n.98 anno1977

Il giorno 6 ottobre 1976 alle ore 10,37 locali, durante un normale volo di addestramento un velivolo F.104/S del 4° Stormo precipitava in mare a circa 150 metri dalla costa in località Carbonifera (Follonica), mentre il pilota, che si era lanciato con il paracadute, toccava terra rimanendo incolume.
La caduta dell’aereo era stata determinata da un’improvvisa serie di rotazioni attorno all’asse longitudinale del velivolo che non rispondeva più ai successivi interventi effettuati dal pilota sulla barra di comando.
L’aereo, caduto in acqua con un assetto fortemente picchiato (pressocché verticale) aveva scavato nel fondo sabbioso un cratere del diametro di circa 10 metri con una profondità di 3, mentre il resto dei rottami erano sparsi su di un’area di vaste dimensioni.
Attraverso l’intervento degli aerosoccorritori del Centro di Sopravvivenza di Vigna di Valle e del Nucleo Aerosoccorritori del 4° Stormo è stato possibile recuperare buona parte dei – rottami del velivolo, in particolare quelle parti dell’aereo che la Commissione d’inchiesta riteneva necessarie per indagare sulle cause dell’incidente. Dall’esame di queste, infatti, la Commissione d’inchiesta ha potuto spiegare la dinamica dell’evento ed accertare, che la causa andava fatta risalire ad un’avaria ai comandi di volo, dovuta allo sfilamento del bullone che fissa il CLIVES AlLERON all’alettone destro (blocchetto di collegamento tra l’asta di comando dei trims e l’alettone) con conseguente interferenza dell’asta del bullone stesso con la paratia anteriore del Cilinder Assy della semiala destra e con l’asta di comando trims alettone.
A seguito di ciò si verificava la successiva rottura dell’asta di comando del trims e l’abbassamento a fondo corsa dell’alettone destro del velivolo e la rotazione incontrollata dello stesso. Il tutto era stato determinato probabilmente dalla mancanza della coppiglia del dado del bullone di fissaggio del CLIVES AlLERON all’alettone, cosa questa che ha permesso lo svitamento del dado ed il successivo sfilamento del bullone stesso. I positivi risultati di questa indagine sono stati ottenuti anche grazie all’ottimo lavoro di recupero effettuato dagli Aerosoccorritori dell’A.M. che ancora una volta hanno fornito una dimostrazione delle loro indiscusse capacità.

Il recupero

Il pranzo era stato ottimo, la compagnia gradevole e già mi predisponevo a trascorrere un piacevole pomeriggio a base di tennis, quando… gli squilli del telefono ruppero il corso dei miei pensieri. « Vuoi vedere » mi dissi « che c’è un altro cliente per il tennis? Quando devi faticare a trovare il partner e quando… ». « Pronto… ». « Sono il capo. Preparati che vieni in missione con me. E’ caduto un 104 nei pressi di Fol-lonica ».
Tutto questo mi colse talmente impreparato che passò qualche secondo prima che riuscissi a farfugliare «e il pilota»? «Si è lanciato! Prepara tutto; tra un’ora sono lì ». A questo punto tutte le nozioni acquisite durante il Corso Aerosoccorritori e le successive missioni addestrative, ebbero il sopravvento sulla mai emozione. Automaticamente, sollevati la cornetta : « Sopravvivenza » rispose l’Aerosoccor-ritore d’allarme « prepara… ». E qui sciorinai con sicurezza l’elenco di tutto il materiale che ci sarebbe servito per l’operazione di ricerca e recupero. Il Comandante arrivò puntualmente insieme agli altri Aerosoccorritori e, tre ore più tardi eravamo già sulla Base di appartenenza del velivolo caduto: primi contatti, prime informazioni.
Il mattino successivo, il Capo Ufficio Operazioni ci fece un rapporto dettagliato sulla dinamica dell’incidente. Il velivolo era caduto in mare a poche centinaia di metri dalla riva ed era già stato individuato. « Una missione facile, facile come battesimo operativo » pensai io con una punta di delusione: già mi vedevo operare sul luogo dell’incidente.
Comunque, esaurita brevemente la pianificazione a tavolino, ci recammo immediatamente sul luogo dell’incidente dove trovammo ad attenderci la Commissione d’inchiesta e due tecnici dell’Aeritalia che ci spiegarono quali pezzi avremmo dovuto, ove possibile, recuperare.
Devo dire che il mio primo contatto con l’aereo incidentato è stato perlomeno traumatizzante: il velivolo aveva scavato sotto l’acqua un cratere di almeno dieci mteri di diametro e tre di profondità. Sott’acqua…!
Il fondo del cratere ribolliva ancora di olio idraulico e kerosene. I pezzi del velivolo erano equamente distribuiti intorno al cratere per un raggio di almeno 200 mt. e la parte più grande, se si esclude la gamba di forza di un carrello, era un pezzo del piano di coda verticale: circa un metro quadrato.
In immersioni successive e lavorando ininterrottamente fino al tramonto, abbiamo recuperato tutto ciò che, data la meccanica dell’incidente (una serie di tonneaux sempre più veloci ed incontrollabili, fino al momento dell’impatto), poteva essere utile ai fini dell’inchiesta subito promossa per investigare sulle cause dell’evento. Devo dire che ho dovuto subito ricredermi sulla facilità della mia prima missione : circa tre ore di immersione in un mare denso di sospensione oleosa con il sapore acre del JP4 in bocca ad ogni «respirata», sono state forse peggiori di un quarto d’ora di lavoro a batimetriche più impegnative. In più, il freddo intenso, il fondale sabbioso che ci ha costretti a muoverci con esasperante lentezza, la scarsa visibilità, hanno richiesto un particolare impegno e tutta l’esperienza professionale dei più anziani.
Ma la soddisfazione più grande in tutti noi del « team operativo », e quindi anche la mia, è stata l’aver trovato e recuperato proprio quelle parti che, al successivo esame dei tecnici hanno permesso di chiarire lo strano comportamento del velivolo e l’incidente stesso.
Non credo di saper trovare una morale in queste poche righe; forse la molla che mi ha spinto a buttarle giù, è stata la convinzione di avere, nel mio piccolo, svolto un compito valido ed estremamente importante nel campo della Sicurezza del Volo; l’aver fornito infatti alla Commissione d’inchiesta la possibilità di scoprire le cause dell’incidente attraverso la nostra azione di ricerca e recupero potrà forse domani impedire che una vita umana e del prezioso materiale vengano messi pericolosamente in gioco.
cap. Stefano Rosati

Bit66: 1974. Arrivati ad Erhac
Bit67: Aprile 1974. Bittesini ad Erhac
Bit68: Aprile 1974. Bittesini ad Erhac
Bit72: Jever 1975 arrivo degli specialisti. In primo piano ultimo in divisa a destra con cappello e bicchiere di birra in mano Serg.Conte Leonardo. 2°da sinistra Felicetti (sta bevendo un bicchiere di birra – radarista). Alla sinistra di Felicetti di ¾ Cap. Vanzi (ufficiale tecnico del IX Gruppo). Al centro dietro il sottufficiale con gli occhiali da vista Cap. Mazza. L’aereo è un Transal C-160 della Luftwaffe
Bit73: Jever 1975. L’arrivo di “Memè permaflex”
Bit74: Jever 1975, brindisi
Bit79: 1975. Trapani, Bittesini d’ allarme
Bit85: 1975. Trapani “Meglio di un cavallo”
Bit81: Trapani, volo di addestramento su F-104
Bit86: 1975. Trapani “Padroni” dell’aeroporto
Bit82: 1975. Trapani, operazione “pesce”
Bit82: 1975. Trapani ,operazione “pesce”