Andrea Favretto
Pratica di Mare - Grosseto - Cervia



Pratica di Mare 1057 (?) Ten. Andrea Favretto



Grosseto 196? Andrea Favretto. Il seggiolino eiettabile è il Locheed C2 sostituito negli anni '70 con Martin-Baker IQ7A.




Grosseto 196? Andrea Favretto


Un “incontro” molto ravvicinato….
testo di Gabriella Carugno Cerri


Con il racconto di questo episodio, accaduto molti anni fa, cogliamo l’occasione per ricordare il Colonnello Andrea Favretto, pilota da caccia su numerosi aerei compresi gli F-104, membro della Pattuglia Acrobatica del Cavallino Rampante, scomparso a soli 53 anni quando aveva ancora molto da offrire al volo militare e all’Italia. Ringraziamo il figlio Mauro per la documentazione inviataci, e ci complimentiamo con lui per un padre così coraggioso, un pilota di grande valore, il cui amore per il volo permeò tutta la sua, ahimè, troppo breve vita.
Il 24 gennaio 1957 l’allora tenente Andrea Favretto, mentre volava in formazione vicino a Roma al comando del suo Sabre F86 alla velocità di oltre 900 km orari, fu protagonista di una pericolosa avventura: il tettuccio del velivolo fu colpito da un grosso uccello rapace, una poiana, e andò in mille pezzi. Pur investito dai frantumi del tetto e dall’aria ingolfatasi nell’abitacolo dell’aereo, Favretto riuscì ad effettuare un atterraggio di emergenza all’aeroporto militare di Pratica di Mare senza ulteriori danni. Nella seconda foto lo vediamo dentro la presa d’aria del suo Sabre; ai lati il tenente Cozzolino e il capitano Melotti, che erano con lui al momento dell’incidente. In un giornale dell’epoca lui stesso riassume così l’accaduto, e ci racconta anche un’altra ben più grave disavventura…….
“Volavamo a non più di 150 metri di quota, nella formazione cosiddetta “a bastone”, uno dietro l’altro a tre o quattro metri di distanza reciproca; stavamo preparandoci a passare ad un altro tipo di formazione, quando vidi un’ombra nera davanti al parabrezza: una frazione di secondo dopo ci fu una tremenda esplosione e qualcosa mi colpì violentemente sotto l’occhio sinistro. Per un attimo persi il controllo ma mi ripresi subito, istintivamente uscii veloce dalla formazione e feci una decisa cabrata per guadagnare la quota necessaria per un eventuale lancio del seggiolino. Pensavo ad un’avaria, ma realizzai che il motore funzionava benissimo; chiesi comunque il permesso per un atterraggio di emergenza, perché senza tettuccio il vortice d’aria, il rumore e la polvere sollevata dal risucchio, diventano un tormento non a lungo sostenibile dal pilota. Avevo capito che il botto era stato causato da un grosso volatile che si era letteralmente schiantato contro il mio aereo, e i cui resti giacevano all’interno dell’abitacolo. Come Dio volle, riuscii ad atterrare in campo, ero stordito ma illeso: l’occhio era salvo e la lieve ferita allo zigomo era stata provocata da una scheggia o forse, pensai io, dall’ultima “beccata” dello sfortunato uccello che involontariamente si era trovato sulla mia traiettoria.
I miei colleghi mi definirono allora un pilota doppiamente fortunato perché, oltre a questa, scampai ad una disavventura molto peggiore accadutami il 28 marzo 1955 quando, in una formazione di ben quaranta De Havilland Vampires DH100, avrei dovuto sorvolare Roma per celebrare l’anniversario della fondazione dell’Aeronautica Militare. Dopo un decollo regolare, a nemmeno 50 metri di quota subii una piantata motore, e il Vampire precipitò di schianto oltre i limiti del campo, disintegrandosi completamente; il motore, pesante sette quintali, fu ritrovato a oltre 80 metri di distanza dal punto d’impatto. Ricordo di aver udito un terribile boato, poi di aver visto rosso per qualche istante: mi ritrovarono seduto sul paracadute vicino ad un albero, con il casco spaccato ma la testa intatta, la cabina non c’era più, ridotta ad un ammasso di ferraglia, e io ero completamente inzuppato di cherosene. Nessuno capì mai come avessi fatto ad uscire dalla cabina, io so soltanto che l’effige della Madonna di Loreto donatami da mia madre quando entrai in Aeronautica, che porto sempre al collo appesa ad una catenina, mi protesse in quell’occasione e in tutte le mie numerose avventure successive.”
Il comandante Favretto conclude così l’articolo: “Amo il mio mestiere di pilota e non lo cambierei per nessun altro al mondo.” 
Parole che rendono onore a questo valoroso comandante, inserito anche nella lista dei piloti della International F-104 Society, scomparso prematuramente nel 1980 per le conseguenze subite proprio in quell’incidente sul Vampire che, seppur a distanza di tanti anni, furono la causa scatenante della sua morte.



INCIDENTE RIPORTATO DALLA STAMPA







Come pilota d'esperienza Andrea ha ottenuto il suo addestramento sull'F-104 in Germania in Germania (aprile-maggio 1963) e divenne comandante per diverse posizioni a Grosseto dal maggio 1965. Ha volato con l'F-104 a Grosseto fino a quando si è trasferito a Cervia (8 Stormo) nel 1973. Andrea morì nel giugno 1980 quando aveva 53 anni, per le conseguenze di un incidente drammatico che aveva avuto molti anni prima quando membro della squadra acrobatica italiana durante un'esibizione del 2 giugno a Roma con un De Havilland Vampire DH 100. (http: //www.ifs.nl/f-104-pilot-gallery/)