Incidente di volo del Ten. pil. Luciano Bittesini del 9°Gruppo
Carbonifera (Gr) 6 ottobre 1976


Da "Sicurezza del volo" aeronautica militare italiana, n.98 anno1977

Il giorno 6 ottobre 1976 alle ore 10,37 locali, durante un normale volo di addestramento un velivolo F-104/S del4° Stormo precipitava in mare a circa 150 metri dalla costa in località Carbonifera (Follonica), mentre il pilota, che si era lanciato con il paracadute,toccava terra rimanendo incolume. La caduta dell'aereo era stata determinata da un'improvvisa serie di rotazioni attorno all'asse longitudinale delvelivolo che non rispondeva più ai successivi interventi effettuati dal pilota sulla barra di comando. L'aereo, caduto in acqua con un assettofortemente picchiato (pressocché verticale) aveva scavato nel fondo sabbioso un cratere del diametro di circa 10 metri con una profonditàdi 3, mentre il resto dei rottami erano sparsi su di un'area di vaste dimensioni.
Attraverso l'intervento degli aerosoccorritori del Centro di Sopravvivenza di Vigna di Valle e del Nucleo Aerosoccorritoridel 4° Stormo è stato possibile recuperare buona parte dei rottami del velivolo, in particolare quelle parti dell'aereo che la Commissioned'inchiesta riteneva necessarie per indagare sulle cause dell'incidente. Dall'esame di queste, infatti, la Commissione d'inchiesta ha potuto spiegarela dinamica dell'evento ed accertare, che la causa andava fatta risalire ad un'avaria ai comandi di volo, dovuta allo sfilamento del bullone chefissa il "clives aileron" all'alettone destro (blocchetto di collegamento tra l'asta di comando dei trims e l'alettone) con conseguente interferenzadell'asta del bullone stesso con la paratia anteriore del Cilinder Assy della semiala destra e con l'asta di comando trims alettone. A seguitodi ciò si verificava la successiva rottura dell'asta di comando del trims e l'abbassamento a fondo corsa dell'alettone destro del velivoloe la rotazione incontrollata dello stesso. Il tutto era stato determinato probabilmente dalla mancanza della coppiglia del dado del bullone di fissaggiodel "clives aileron" all'alettone, cosa questa che ha permesso lo svitamento del dado ed il successivo sfilamento del bullone stesso. I positivi risultatidi questa indagine sono stati ottenuti anche grazie all'ottimo lavoro di recupero effettuato dagli Aerosoccorritori dell'A.M. che ancora una voltahanno fornito una dimostrazione delle loro indiscusse capacità. 



Particolare del carrello, prima del recupero sul fondo marino.
(Bittesini 001) 

 

Da "Sicurezza del volo" aeronautica militare italiana, n.98 anno1977

Il pranzo era stato ottimo, la compagnia gradevole e già mi predisponevo a trascorrere un piacevole pomeriggioa base di tennis, quando... gli squilli del telefono ruppero il corso dei miei pensieri. « Vuoi vedere » mi dissi « che c'èun altro cliente per il tennis? Quando devi faticare a trovare il partner e quando... ». « Pronto... ». « Sono il capo. Preparatiche vieni in missione con me. E' caduto un 104 nei pressi di Follonica ». Tutto questo mi colse talmente impreparato che passò qualchesecondo prima che riuscissi a farfugliare «e il pilota»? «Si è lanciato! Prepara tutto; tra un'ora sono lì ». Aquesto punto tutte le nozioni acquisite durante il Corso Aerosoccorritori e le successive missioni addestrative, ebbero il sopravvento sulla miaemozione. Automaticamente, sollevai la cornetta : « Sopravvivenza » rispose l'Aerosoccorritore d'allarme « prepara... ».E qui sciorinai con sicurezza l'elenco di tutto il materiale che ci sarebbe servito per l'operazione di ricerca e recupero. Il Comandante arrivòpuntualmente insieme agli altri Aerosoccorritori e, tre ore più tardi eravamo già sulla Base di appartenenza del velivolo caduto:primi contatti, prime informazioni. Il mattino successivo, il Capo Ufficio Operazioni ci fece un rapporto dettagliato sulla dinamica dell'incidente.Il velivolo era caduto in mare a poche centinaia di metri dalla riva ed era già stato individuato. « Una missione facile, facile comebattesimo operativo » pensai io con una punta di delusione: già mi vedevo operare sul luogo dell'incidente.

Comunque, esaurita brevemente la pianificazione a tavolino, ci recammo immediatamente sul luogo dell'incidente dove trovammoad attenderci la Commissione d'inchiesta e due tecnici dell'Aeritalia che ci spiegarono quali pezzi avremmo dovuto, ove possibile, recuperare. Devodire che il mio primo contatto con l'aereo incidentato è stato perlomeno traumatizzante: il velivolo aveva scavato sotto l'acqua un cratere di almenodieci mteri di diametro e tre di profondità. Sott'acqua...! Il fondo del cratere ribolliva ancora di olio idraulico e kerosene. I pezzi delvelivolo erano equamente distribuiti intorno al cratere per un raggio di almeno 200 mt. e la parte più grande, se si esclude la gamba diforza di un carrello, era un pezzo del piano di coda verticale: circa un metro quadrato. In immersioni successive e lavorando ininterrottamentefino al tramonto, abbiamo recuperato tutto ciò che, data la meccanica dell'incidente (una serie di tonneaux sempre più veloci ed incontrollabili,fino al momento dell'impatto), poteva essere utile ai fini dell'inchiesta subito promossa per investigare sulle cause dell'evento. Devo dire cheho dovuto subito ricredermi sulla facilità della mia prima missione: circa tre ore di immersione in un mare denso di sospensione oleosa conil sapore acre del JP4 in bocca ad ogni «respirata», sono state forse peggiori di un quarto d'ora di lavoro a batimetriche più impegnative.In più, il freddo intenso, il fondale sabbioso che ci ha costretti a muoverci con esasperante lentezza, la scarsa visibilità, hannorichiesto un particolare impegno e tutta l'esperienza professionale dei più anziani. Ma la soddisfazione più grande in tutti noidel « team operativo », e quindi anche la mia, è stata l'aver trovato e recuperato proprio quelle parti che, al successivo esamedei tecnici hanno permesso di chiarire lo strano comportamento del velivolo e l'incidente stesso. Non credo di saper trovare una morale in queste pocherighe; forse la molla che mi ha spinto a buttarle giù, è stata la convinzione di avere, nel mio piccolo, svolto un compito validoed estremamente importante nel campo della Sicurezza del Volo; l'aver fornito infatti alla Commissione d'inchiesta la possibilità di scoprirele cause dell'incidente attraverso la nostra azione di ricerca e recupero potrà forse domani impedire che una vita umana e del prezioso materialevengano messi pericolosamente in gioco.
cap. Stefano Rosati
 
 


Particolare del motore, prima del recupero sul fondo marino
(Bittesini 002)